“I dimenticati” di Preston Sturges

(USA, 1941)

Preston Sturges (1898-1959) è stato il primo grande sceneggiatore hollywoodiano a passare dalla macchina da scrivere alla macchina da presa. Nei suoi quattro anni d’oro, dal 1940 al 1944, ha firmato otto commedie, fra le migliori mai realizzate nella Mecca del cinema, che varcano la soglia del genere toccando spesso argomenti cruciali della società contemporanea. Questo “I dimenticati” è forse il migliore.

John Lloyd Sullivan (Joel McCrea) è uno dei registi di pellicole comiche e frivole più apprezzati a Hollywood. Ma, nonostante i successi al botteghino e l’insistenza dei produttori, Sullivan vuole scrivere e dirigere l’adattamento del libro drammatico e realista “Fratello, dove sei?” che racconta la tragica vita quotidiana della parte più indigente della società americana, messa in ginocchio e mai rialzatasi dalla Grande Depressione.

Nel tentativo di fargli cambiare idea, visto che Sullivan l’indigenza non l’ha mai vissuta, i vertici della major gli fanno venire in mente, loro malgrado, un’idea: passare del tempo accanto ai derelitti, senza un dollaro in tasca, per comprendere al meglio l’amaro sapore della povertà. Così, travestito da “barbone” e con soli 10 centesimi in tasca, Sullivan parte alla ventura, seguito suo malgrado da un enorme camper con uno staff messogli alle calcagna dai produttori. In una tavola calda però l’uomo incontra per caso una ragazza (Veronica Lake) che, delusa dal mondo di Hollywood, sta per tornare nel suo paesino natale e con gli ultimi soldi rimasti decide di offrigli la colazione data la sua evidente condizione.

Sullivan, colpito dalla generosità, le confessa la sua vera identità e la porta a casa promettendole di far decollare la sua carriera di attrice, ma la ragazza preferisce seguirlo nel suo viaggio truccandosi anche lei da barbona. Ma il girovagare ai margini più duri e spietati della società porterà Sullivan a riflettere profondamente sulla sua vita e sul suo mestiere di cineasta ponendosi la domanda cruciale: è più utile alla società far piangere o ridere senza, naturalmente, smettere di far riflettere?

Pietra miliare del cinema mondiale e vero inno alla commedia, “I dimenticati” rappresenta uno dei massimi picchi del cinema americano. Con atmosfere e tematiche ancora clamorosamente attuali e battute memorabili, questa pellicola non perde un colpo anche a distanza di oltre ottant’anni. Non è un caso quindi che i fratelli Coen gireranno loro il film “Fratello dove sei?” nel 2000 proprio prendendo spunto da questo film, copiandone stile e ambientazione. Ma l’opera di Sturges, raccontando senza sconti gli ultimi della società, ispira anche film tragici o drammatici come ad esempio “Requiem For a Dream” diretto da Darren Aronofsky nel 2000, le cui scene nella prigione dei lavori forzati ricordano incredibilmente quelle di questo film.

Immortale e da rivedere ad intervalli regolari.

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