“Argo” di Ben Affleck

(USA, 2012)

Nel 1979 gli Stati Uniti accolgo la domanda di asilo fatta dall’ex Scià di Persia (ormai divenuto Iran dopo la rivoluzione) Mohammad Reza Pahlavi.

Il nuovo Iran ne chiede immediatamente l’estradizione per poter processare e – molto probabilmente – giustiziare colui che ha affamato e controllato con metodi sanguinari il popolo per oltre tre decenni.

Ma gli USA non cedono – grazie soprattutto ai fiorenti accordi commerciali che ha con lo stesso Scia – e dopo giorni di feroce protesta alcuni manifestanti invadono l’ambasciata americana di Teheran.

Ma, quasi per caso, sei dipendenti del corpo diplomatico riescono a lasciare l’edificio e vengono ospitati clandestinamente nell’abitazione dell’ambasciatore canadese in Iran.

Mentre per i 50 prigionieri americani nell’ambasciata la situazione è drammatica ma stabile (tutta l’opinione pubblica mondiale biasima il grave atto commesso dall’Iran e osserva attentamente cosa accade) per i 6 clandestini le cose si fanno molto più pericolose.

Lasciando volontariamente il suolo americano dell’ambasciata posso essere considerati ufficialmente spie e giustiziati nel mondo più cruento e spettacolare possibile, e inoltre il Canada preme per non avere più “ospiti” così pericolosi.

La C.I.A. cerca freneticamente di elaborare un piano per far uscire i 6 dall’Iran, ma ogni proposta sembra impraticabile. Lo specialista in fuoriuscite clandestine Tony Mendez (Ben Affleck) propone l’unico piano folle ma attuabile: far passare i clandestini come componenti di una troupe cinematografica intenta a fare sopralluoghi per girare un film di fantascienza – sulla scia del successo di “Guerre stellari” che ancora anima il pianeta – ambientato in Iran.

Tutto deve essere fatto con la massima attenzione, e per questo viene creata una vera e propria casa di produzione e acquistata una sceneggiatura dal titolo “Argo”. Ma, come sempre, le cose non sono così facili come sembrano…

Premio Oscar come miglior film e come miglior sceneggiatura non originale 2013, “Argo” – anche per chi conosce già l’epilogo della vicenda dei 6 clandestini e di tutti gli altri prigionieri dell’ambasciata – ispirandosi a fatti realmente accaduti è serrato ed emozionante fino all’ultimo.

Affleck torna a vincere l’Oscar come autore della sceneggiatura dopo quello per “Willl Hunting – Genio ribelle” del 1997.

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