Bio io

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Sono nato a Roma alla fine dell’inverno del 1970. Da bambino ho amato molto le favole che mi si raccontavano e leggevano la sera prima di dormire, e fra tutte ho sempre preferito “Biancaneve e i sette nani” e le “Favole al telefono” di Gianni Rodari. Il primo libro che ho letto è stato “Pinocchio”, che mi ha terrorizzato con quel pescecane che inghiotte Geppetto e con la terribile trasformazione in asino di Pinocchio e Lucignolo.

Poi sono arrivati “La coscienza di Zeno” e la sua “u.s.” – quell’ultima sigaretta che non arriva mai – e Italo Calvino, da “Il Barone rampante” a “Se una notte d’inverno un viaggiatore”, che hanno sancito definitivamente il mio amore per la lettura.

Un’estate, quando proprio non me lo aspettavo, casualmente, è arrivato il Re. E’ Stephen King che mi fa esplodere la voglia incontrollabile di scrivere. E’ leggendo “It”  e subito dopo “La zona morta” che comincio a fermare sulla carta i fatti e i personaggi che mi ronzano nella testa. E la stessa cosa accade con Giorgio Scerbanenco, anche lui incontrato fortuitamente su una bancarella estiva.

Inizio così a scrivere i miei primi veri racconti, che finiscono in un cassetto. Col passare del tempo però, il cassetto diventa sempre più piccolo; i miei personaggi stipati là dentro si lamentano e mi accusano, sempre più violentemente, di vigliaccheria: non ho il coraggio di far nascere, vivere e morire un personaggio capace di essere il protagonista di una storia con un più ampio respiro come quello di un romanzo. Dopo innumerevoli insulti, minacce e vessazioni, non riesco più a scappare e mi metto seduto davanti al computer per scrivere un cavolo di romanzo. Così, finalmente, i personaggi dei miei racconti mi danno un po’ di tregua.

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