“Tre piani” di Eshkol Nevo

(Neri Pozza, 2017)

Nei pressi di Tel Aviv si erge un’elegante palazzina di tre piani.

L’edificio possiede un bel parcheggio ordinato che lo rende molto elegante, almeno da fuori. Perché dietro ogni porta e dentro ogni appartamento che compone il piccolo condominio si consumano le esistenze degli inquilini, molto diverse tra loro.

E allo stesso modo in tre piani è stato concepito l’edificio dell’anima, secondo Sigmund Freud, con l’Es, l’Io e il Super-Io.

Così Eshkol Nevo ci racconta le storie di tre famiglie che abitano ognuna ad un piano e che incarnano, loro malgrado, le divisioni teorizzate da Freud.

Al primo piano abitano Arnon e Ayelet, una giovane coppia con due bambine, Ofri la maggiore e Yaeli la minore. Yaeli, già da neonata, ha iniziato ad avere seri problemi respiratori così Ofri si è subito abituata ad essere molto indipendente e più matura per la sua età.

Davanti a loro abita la coppia di anziani in pensione Hermann e Ruth che sono arrivati in Israele dalla Germania. I loro nipoti vivono tutti lontano e li vengono a trovare annualmente, e così si offrono sempre volentieri come babysitter di Ofri, che sembra proprio avere una passione per i suoi due anziani vicini.

Al secondo risiedono Hani e Assaf, un’altra giovane coppia con due bambini piccoli. Assaf è sempre in giro per lavoro e Hani ha abbandonato il suo per fare la mamma e la casalinga a tempo pieno. I rapporti fra Assaf e il fratello Eviatar si sono troncati di netto quando quest’ultimo è risultato l’autore di una grande truffa immobiliare e tutto il Paese si è messo sulle sue tracce. Una sera, quando Assaf è fuori per lavoro, qualcuno bussa alla porta di Hani…

Al terzo piano invece ci vive l’ex giudice Dovra, vedova di Michael noto magistrato e presidente del tribunale di Tel Aviv. Il suo appartamento è molto grande e bello, ma soprattutto è colmo di tristezza e solitudine, sia per la recente scomparsa di Michael, sia per l’assenza del loro figlio Arad, che da anni ormai non dà più notizie.

In un’aggiornata e riveduta forma epistolare – una chiacchierata, una mail e una lunga registrazione nella segreteria telefonica – Eshkol Nevo ci porta nell’anima di persone che rappresentano tutti gli individui, i cui lati oscuri e le numerose sfumature, in un modo o nell’altro, toccano tutti noi.