“La guerra dei Bepi” di Andrea Pennacchi

(People, 2020)

Andrea Pennacchi è approdato al teatro nel 1993 dove, oltre a recitare, è diventato anche autore di numerose opere. La sua carriera dalle tavole in legno del palcoscenico è arrivato davanti alle macchine da presa di cinema prima e televisione poi, dove fra le altre cose è ospite fisso di “Propaganda Live” di e con Diego Bianchi e Makkox, trasmissione nella quale interpreta i monologhi del leghista della prima ora, ma ormai deluso, “Er pojana”.

In questo volume Pennacchi ci racconta tre storie che si intrecciano con la storia del nostro Paese. Le prime due sono anche parte integrante della storia della sua famiglia visto che i protagonisti sono suo nonno nella prima e suo padre della seconda.

Il “primo” Bepi, il nonno di Pennacchi, in “Una feroce primavera” vive la sua personale Prima Guerra Mondiale mandato al fronte come carne da cannone e incredibilmente tornato a casa sano nel fisico ma devastato nell’anima.

In “Mio padre. Appunti sulla guerra civile” Pennacchi ci racconta invece la Seconda Guerra Mondiale vissuta da sua padre che a 17 anni sceglie il nome “Bepi” come partigiano – proprio in onore al padre – ma che viene arrestato dalle milizie fasciste e spedito nel campo di concentramento di Ebensee in Austria. Anche il secondo Bepi tornerà a casa, ma la sua esperienza sarà così terribile tanto che non ne riuscirà a parlarne col figlio, che per ricostruirla sarà costretto a cercare documenti fra l’Italia e l’Austria.

“Checkpoint Pasta. Il paradosso del cane” ci catapulta invece a Mogadiscio, in Somalia, il 2 luglio del 1993, dentro un autoblindo del contingente italiano che collabora all’operazione internazionale “Restore Hope”. In cinque atti riviviamo l’attacco subito dagli uomini delle nostre Forze Armate nei pressi del Checkpoint Pasta della città somala. E anche questa esperienza lascerà negli uomini del mezzo blindato segni incancellabili nel resto delle loro vite.

Non si ricorda mai abbastanza la ferocia e la crudeltà della guerra, visto che c’è ancora chi vuole alzare muri e fortificare i confini fra le nazioni. Senza la memoria non c’è futuro, o meglio, il futuro rimane in mano a pochi.

Duro e indimenticabile, soprattutto nei primi due racconti.