“War Machine” di David Michôd

(USA, 2017)

Tratto dal libro “Pazzi di guerra. L’incredibile storia del generale McChrystal e dell’intervento americano in Afghanistan” di Michael Hastings pubblicato nel 2012 (in Italia solo nel 2017) che a sua volta prende spunto dall’articolo scritto dallo stesso Hastings nel 2009 per la rivista Rolling Stone, “War Machine” è davvero un gran bel film, con un Brad Pitt da Oscar.

Nel 2009 il generale a quattro stelle Glen McMahon (uno strepitoso Brad Pitt, appunto) viene nominato il nuovo comandante delle forze alleate in Afghanistan dal neo Presidente Barack Obama. McMahon è famoso per essere un fautore della Counter-Insurgency, che sembra proprio quello che serve agli USA per uscire dal pantano dell’Afghanistan. Ma il generale è un uomo eccentrico che vuole a tutti i costi lasciare la sua impronta nella storia…

Il personaggio impersonato da Pitt sembra sfiorare tratti caricaturali, ma se avete letto l’articolo originale di Hastings del 2009 o il successivo romanzo, e guardate alla storia contemporanea del Medio Oriente, tutto prende la giusta proporzione.

Perché Hastings – nato nel 1980 e morto in un incidente stradale nel 2013 – seguì e intervistò davvero l’allora neo comandante delle forze alleate in Afghanistan il generale Stanley McChrystyal, raccontando i suoi metodi e la sua dottrina militare, per qualcuno …discutibile. L’articolo, una volta uscito, portò Obama a sollevare dall’incarico McChrystal che dopo pochi giorni si congedò.

Scritto e diretto dall’australiano David Michôd, e prodotto dallo stesso Pitt e distribuito in streaming da Netflix, “War Machine” con amara ironia ci spiega perché uno dei paesi più poveri del mondo è ancora oggi una delle più problematiche e pericolose polveriere del Pianeta.

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