“Paris, Texas” di Wim Wenders

(Germania Ovest/Francia/UK, 1984)

Fra le molte cose belle scritte da Sam Shepard c’è anche il soggetto e poi la sceneggiatura, redatta insieme allo stesso Win Wenders e a L. M. Kit Carson, di questo bellissimo “Paris, Texas”, diretto dal regista tedesco nel 1984.

Al confine con il Messico, un vagabondo disidratato viene soccorso da un medico della zona che gli trova in tasca solo un biglietto da visita che riporta il nome Walt Henderson. Il medico, sperando in una sorta di ricompensa, chiama il numero di telefono al quale risponde ovviamente Walt Henderson (Dean Stockwell) che, una volta ascoltata al descrizione del vagabondo, lo riconosce come suo fratello Travis (un bravissimo Harry Dean Stanton) scomparso quattro anni prima. Walt, che vive a Los Angeles, corre subito e riesce a convincere Travis di seguirlo a casa dove c’è sua moglie e soprattutto Hunter, il figlio di Travis che lui da quattro anni ha accolto dentro casa come fosse il suo.

Il nuovo arrivato destabilizza la famiglia di Walt, e soprattutto Hunter, che decide di andare a Huston insieme al padre per cercare Jane (una indimenticabile Nastassja Kinski), sua madre. A Huston però…

Pellicola memorabile sia per le immagini che per la storia e i dialoghi. Con questo film Wenders si conferma cineasta a livello planetario, così come Shepard scrittore di cinema, e la Kinski icona del cinema con quel suo maglione fucsia scollacciato.

Meritatissima Palma d’Oro al Festival di Cannes, e con una colonna sonora davvero di atmosfera, “Paris, Texas” è da tenere nella propria videoteca.

Paris, Texas

“Manhattan” di Woody Allen

Manhattan Loc

(USA, 1979)

Sarà il connubio fra la musica immortale di George Gershwin e la sublime fotografia in bianco e nero firmata da Gordon Willis, oltre che ovviamente ai dialoghi irresistibili e all’ultimo colpo ma, tanto per tornare a parlare di Woody Allen, questo suo “Mahattan” – scritto insieme a Marshall Brickman – rimane memorabile. Fra i primi sentimenti che si provano c’è quello di scappare immediatamente a New York per guardarla dal vero, magari usando occhiali speciali che te la fanno vedere in b/n, perché come dice Wim Wenders: “La vita è a colori, ma in bianco e nero è più realistica”. Adoro questo film anche per una scena ben precisa, che mi fa sbellicare e riflettere ogni volta che la rivedo e che – per questo non sarò mai abbastanza grato al grande Woody! – ha salvato la mia autostima in fatto di vita amorosa. E’ la scena in cui Mary (Diane Keaton) incontra casualmente il suo ex marito Jeremiah. Per tutta la sua relazione con Isaac (Woody Allen), Mary non ha fatto altro che parlare di lui come di un animale virile che l’ha liberata da ogni inibizione, aprendola al mondo dei sensi; una sorta di divoratore di corpi femminili, “sotto” al quale alcune donne – compresa lei – sono svenute per la troppa intensità dell’orgasmo. Le facce di Isaac durante questi racconti sono silenziose ma molto eloquenti. Ma nulla a che vedere con l’espressione che assume quando finalmente vede dal vivo Jeremiah, interpretato da Wallace Shawn – che è un noto attore di Broadway, molto famoso per la sua bravura ma non certo per il suo aspetto fisico – . Shawn/Jeremiah, oltre che parlare in modo fastidiosamente nasale, è un suo coetaneo, più basso di Allen e molto più stempiato di lui. Ad Isaac non rimanere altro che riflettere sulla soggettività e sulla concretezza dei mostri e dei fantasmi che ci creiamo nella nostra testa. Memorabile.

“Pina” di Wim Wenders

Pina Cop

(2011, Germania)

Pina Bausch è stata una delle grandi figure artistiche che hanno lasciato il segno nella cultura mondiale degli ultimi 40 anni. Ballerina e coreografa, la Bausch ha cambiato e rinnovato la danza, e non solo quella moderna. Wenders non firma una semplice biografia della Bausch – scomparsa nel 2009, a 68 anni per un cancro – ma ci racconta, attraverso i ballerini che furono suoi allievi e collaboratori, e le sue più belle coreografie (“Cafè Muller”, che è stata ripresa da Almodovar nel suo “Parla con lei”, su tutte!) il suo grande genio. Un film anche per chi, come me, non è un appassionato di danza.