“I viaggiatori della sera” di Ugo Tognazzi

(Italia/Spagna, 1979)

Dell’originale e particolare “I viaggiatori della sera” di Umberto Simonetta, pubblicato nel 1976, ne ho già parlato, e proprio perché amo molto il romanzo ho voluto vedere questo film che spesso è ricordato più dell’opera originale. Nel 1979 Ugo Tognazzi decide di scrivere, interpretare e dirigere il suo adattamento cinematografico.

In un futuro prossimo distopico, a causa del grave sovraffollamento globale, una ferrea legge prevede che a 49 anni i cittadini abbandonino il loro lavoro e la loro casa per trasferirsi irrevocabilmente in uno dei numerosi villaggi per le “vacanze definitive” gestiti dallo Stato. L’ESP (Esercito della Salute Pubblica) che pattuglia il territorio, controlla che la legge venga rispettata.

Orso (Tognazzi) e sua moglie Nicky (Ornella Vanoni) compiendo i 49 anni lo stesso anno devono recarsi al villaggio balneare 27 insieme. I due sono arrabbiati e frustrati, mentre i figli Anna Maria e Francesco trovano le “vacanze definitive” giuste ed eque, nel rispetto soprattutto della legge e delle nuove generazioni. I due “anziani” vengono così accompagnati dai figli, insieme al nipotino Antonluca – figlio di Anna Maria – alla loro destinazione, alla quale alla fine si rassegnano.

Nel villaggio gli ospiti devono solo far passare il tempo, vitto e alloggio sono infatti a carico della comunità. Regolarmente, con la motivazione ufficiale di intrattenere gli ospiti, viene fatta una sorta di lotteria con dei particolari tarocchi. Coloro che alla fine dell’estrazione rimangono con una o più carte in mano “vincono” una lussuosa crociera. Crociera però dalla quale nessuno ha mai fatto ritorno.

La completa inattività e l’ombra incombente della morte portano gli ospiti a sfogare le proprie ansie e i propri timori nell’unica valvola di sfogo consentita: il sesso. Anche il giovane personale che si occupa della gestione del villaggio accetta rapporti sessuali in cambio di vestiti o gioielli. Mentre Nicky, per quietare l’angoscia che l’attanaglia si adegua, Orso sembra non riuscirci. E proprio in un suo girovagare notturno si accorge che il suo ex compagno di scuola Bertani (Manuel de Blas), anche lui ospite al villaggio 27, organizza una sorta di resistenza sovversiva…

Purtroppo Tognazzi non riesce a mantenere l’anima satirica e caustica del romanzo di Simonetta, ed il film si impantana nelle acque del genere che in quegli anni spopola al botteghino: il sexy/pecoreccio.

La sceneggiatura, che Tognazzi scrive insieme a Sandro Parenzo (autore degli script di film come “Malizia”, “Peccato veniale”, “Lezioni private” o “Sesso in confessionale”) basa i dialoghi su un inutile – e quasi continuo – turpiloquio. I nudi – a partire da quello integrale della Vanoni all’inizio del film e fino a quello di Corinne Clery, nei panni di un’inserviente sovversiva, alla fine – e soprattutto le banali e perpetue allusioni sessuali poco c’entrano con lo spirito originale del romanzo.

Il dramma di una società che si ritrova “sul groppone” colpevolmente, ma quasi senza accorgersene, una generazione che erroneamente trova “inutile” – soprattutto perché non riesce a comprenderla – è un dramma di cui tutta la stessa società è responsabile. Per Tognazzi, invece, il dramma diventa un più superficiale scontro generazionale. Orso e Nicky non sono compresi dai loro figli, è vero, ma sono stati proprio loro a crescerli ed educarli. Di questo spinoso e cruciale aspetto (al contrario di Simonetta) Tognazzi non parla, facendo della pellicola un incompleto e debole atto d’accusa a senso unico.

Eppure, fra gli interpreti del film, c’è anche Leo Benvenuti nella parte di un amico di Orso, anche lui confinato al villaggio 27. E’ lo stesso Leo Benvenuti autore delle sceneggiature di film come “Arrangiatevi!” di Bolognini, “Matrimonio all’italiana” di De Sica, “Per grazia ricevuta” di Manfredi, “Fantozzi” di Salce o “Amici miei” di Monicelli, tanto per dirne solo alcuni.

Per la chicca: Manuel de Blas è l’attore che impersona il glaciale killer “Paganini” nell’immortale “…altrimenti ci arrabbiamo” di Marcello Fondato.

Il dvd non possiede alcuna sezione extra.

“I viaggiatori della sera” di Umberto Simonetta

I viaggiatori della sera Loc

(Mondadori, 1976)

Di questo romanzo surreale io non ne avevo mai sentito parlare se non in funzione del film “I viaggiatori della sera” che ne ha fatto Ugo Tognazzi nel 1979. Eppure Umberto Simonetta è stato un grande umorista e autore del nostro secondo Novecento. Ha scritto numerosi spettacoli teatrali, collaborando con altri grandi autori quali Enrico Vaime o Guglielmo Zucconi. Ma torniamo al romanzo.

“I viaggiatori della sera” esce in un momento storico in cui la nostra società deve fare seriamente i conti con la terza età. Ormai in quasi tutte le famiglie ci sono nonni o nonne “di troppo” e si cercano soluzioni più o meno eleganti per sbarazzarsene.

Se lo straordinario episodio “Come una regina” del film “I nuovi mostri” ci racconta in maniera terrificante e reale l’internamento – perché solo così si può chiamare – di una nonnina non gradita alla nuora, il romanzo di Simonetta va oltre, e usando l’ironia entra nel campo del surreale.

Per un incontenibile sovrappopolamento, la Legge prevede che a 49 anni ogni cittadino è costretto ad abbandonare il proprio lavoro e la propria casa per recarsi in uno dei numerosi Villaggi per vacanze “definitive”.

Si tratta di veri e propri resort che ospitano gli “attempati” clienti esattamente come quelli normali. L’unica grande e apparente differenza è che una volta al mese viene effettuata una tombola, e chi la vince è costretto a partire immediatamente per una crociera dalla quale non tornerà mai più. Questo ovviamente altera i comportamenti e la morale degli ospiti…

Strepitosa e feroce critica della nostra società che in quarant’anni forse non è cambiata poi di tanto… basta guardare le simpatiche pubblicità di amene cliniche private per anziani per rendersene conto.

Ma tranquilli “I viaggiatori della sera” è fuori catalogo, se proprio lo volete leggere tocca che vi buttate sull’usato, e pure vecchiotto.