“The Meddler” di Lorene Scafaria

(USA, 2015)

Marnie Minervini (una bella, brava e sempre affascinante Susan Sarandon) e da poco rimasta vedova. Suo marito Joy ha provveduto a lei prima di andarsene, e così la donna si è potuta trasferire a Los Angeles in una bell’appartamento, senza alcun problema economico.

Joy le ha lasciato anche una figlia, Lori (Rose Byrne già protagonista dello splendido “La Dea del ’67”) che di lavoro fa la sceneggiatrice. Il rapporto fra le due però non è sereno: l’aiuto che Marnie vuole dare alla figlia, Lori lo vive come una continua ingerenza.

Marnie cerca serenamente di diventare utile a qualcuno e di godersi il resto della sua vita, ma per farlo dovrà affrontare a viso aperto il profondo lutto che le ha lasciato la morte del marito…

Delicata pellicola femminile che ci racconta con leggerezza di una donna, abituata da sempre a dividere la vita con un uomo, nel momento precario e vulnerabile in cui deve imparare a essere sola.

Come sempre, una Susan Sarandon stellare.

“Nella valle di Elah” di Paul Haggis

Nella valle di elah Loc

(USA, 2007)

Il regista vincitore dell’Oscar per il film “Crash – Contatto fisico” Paul Haggis firma una delle migliori pellicole contro la guerra degli ultimi decenni. Con un cast di prim’ordine, fra cui spiccano Tommy Lee Jones, Charlize Theron e Susan Sarandon, Haggis ci racconta la devastazione mentale e morale dei giovani militari che tornano in patria dopo essere stati a “esportare democrazia” in Medio Oriente. Un film davvero duro e drammatico, forse anche troppo per il pubblico americano che al botteghino – a differenza di “Crash” – non l’ha poi così apprezzato ma, citando il grande Marco Paolini, una doverosa ode civile in favore delle vittime materiali e soprattutto morali delle guerre.

“Solitary Man” di Brian Koppelman e David Levine

Solitary Man Loc

(USA, 2009)

Ci sono molti validi film che raccontano la crisi di un uomo di mezz’età che deve confrontarsi con i primi veri e gravi problemi di salute. Fra questi deve essere inserita anche questa bella pellicola, scritta da Brian Koppelman, e interpretata da uno straordinario Michael Douglas (che nonostante il ruolo riesce a non cadere mai nel macchiettistico o andare sopra le righe) e che di lì a breve avrebbe dovuto confrontarsi con una terribile malattia anche nella vita reale, fortunatamente sconfiggendola.

Ma, tornando al film – con un cast stellare fra cui ci sono Danny De Vito, Susuan Sarandon, Jesse Eisenberg e Mary-Louise Parkers – ci pone due grandi e fondamentali domande: chi ti rimane vicino quando precipiti e, soprattutto, si può davvero scappare da se stessi? …Ai titoli di coda l’ardua sentenza.