“3 uomini in fuga” di Gérard Oury

Locandina originale del film nell'edizione italiana con i tre protagonista insieme su una biblicletta in divise tedesche.

(Francia, 1966)

Questa deliziosa e indimenticabile pellicola ci mostra la rara arte di due fra i comici francesi più bravi del Novecento.

All’inizio delle riprese del film, quello più conosciuto al grande pubblico era senz’altro Bourvil (1917-1970) il cui vero nome era André Robert Raimbourg, e che oltre ad essere un grande attore – vinse la Coppa Volpi alla Mostra di Venezia nel 1956 per la sua interpretazione ne “La traversata di Parigi” – era un ottimo cantante e compositore.

Proprio in una scena de “La traversata di Parigi” Bourvil recita accanto a un bravissimo caratterista, che nella pellicola ha una parte marginale: Louis De Funès (1914-1983).

Dopo il successo di “Colpo grosso ma non troppo” dell’anno precedente, in cui i due formano per la prima volta una vera e propria coppia comica con la classica e irresistibile dinamica vittima (Bourvil) e carnefice (De Funès), Gérard Oury li dirige ancora una volta in una nuova e originale commedia.

Seconda Guerra Mondiale: durante un raid sul territorio occupato dalle truppe tedesche, un aereo militare inglese con gli strumenti di volo danneggiati, tenta la fuga fra le nubi. Dopo alcuni calcoli manuali l’equipaggio è convinto di volare sopra i territori in mano agli Alleati, ma appena usciti dalle nuvole si ri trovano sotto la pancia la Torre Eiffel.

La contraerei tedesca in pochi colpi li abbatte e i tre militari inglesi superstiti, prima di paracadutarsi sulla Ville Lumière, si danno appuntamento per il giorno dopo al bagno turco della città.

Il primo aviere finisce sul tetto dell’Opéra dove verrà aiutato dal borioso e prepotente maestro d’orchestra Stanislas LeFort (De Funès), il secondo sull’impalcatura del pacifico imbianchino Augustin Bouvet (Bourvil) mentre questi lavora presso il comando delle SS parigino, e il terzo nel giardino zoologico.

LeFort e Bouvet aiuteranno i tre fuggiaschi ad attraversare la Francia occupata per raggiungere la costa, in un viaggio rocambolesco e irresistibile che è entrato a pieno titolo nella storia del cinema.

Il successo del film al bottegghino è così grande, nella sola Francia, che verrà battuto solo da “Titanic” di James Cameron oltre quarant’anni dopo, e consacra definitivamente De Funès come grande attore comico. Ancora oggi rimangono irresistibili alcune gag che hanno fatto e continuano a fare scuola.

Da questa pellicola in poi Louis De Funès diventa uno degli attori di maggior successo al box office transalpino, ma soprattutto con lui si afferma una comicità molto fisica e al tempo stesso estremamente nevrotica, un vero ponte fra la quella grottesca dei clown e quella cervellotica tipica della borghesia più arrogante del secolo breve.

Per la chicca: nella versione che arrivò nelle nostre sale nel 1966, a doppiare magistralmente i due grandi attori i distributori misero – e giustamente! – altrettanti grandi attori: Gigi Proietti che dona la voce a Bourvil e Stefano Sibaldi a De Funès.

“Le avventure di Laura Storm” di Leo Chiosso e Camillo Mastrocinque

(Italia, 1965/66)

Questa serie poliziesca, con un forte accento di commedia, nasce come risposta a quella molto bogartiana de “Il tentente Sheridan” con Ubaldo Lay. Ma, nonostante ciò, a distanza di cinquant’anni possiede ancora elementi particolari e innovativi che quella con Lay non ha.

Ideata da Leo Chiosso – uno dei più famosi parolieri del nostro Novecento – e Camillo Mastrocinque – uno dei maestri della grande commedia all’italiana – questa serie è andata in onda in otto puntate dal 1965 al 1966.

Laura Perrucchetti (una affascinante quanto brava Lauretta Masiero) lavora come giornalista presso il giornale “L’Eco della Notte” usando lo pseudonimo di Laura Storm per firmare i suoi articoli, incentrati sempre sulla moda e la mondanità. Ma Laura è una donna molto particolare: ama le arti marziali, è indipendente, fuma e ha una relazione fatta di alti e bassi col suo direttore Carlo Steni (Aldo Giuffrè). Lei vorrebbe dedicarsi alla cronaca nera, ma Steni si oppone, fino a quando la Storm non è implicata direttamente in un misterioso delitto.

Nel cast fisso appaiono anche Oreste Lionello e Stefano Sibaldi. E Andrea Camilleri, così come nelle “Inchieste del Commissario Maigret” con Cervi, è il delegato della produzione. Ma al di là dei casi gialli specifici, che spesso sono molto semplici, ciò che ancora colpisce è la modernità della figura della protagonista, che spesso le dà di santa ragione a maschi bruti e prepotenti. Si può solo immaginare la reazione indignata di molti ben pensanti che vedendola in tv sbuffarono furenti. La RAI la trasmise in seconda serata. Non ci scordiamo che noi, fino a non troppi anni fa, eravamo il Paese del delitto d’onore, dove la Legge concellava le condanne per stupro se l’aguzzino accettava di sposare la sua vittima. E’ importante ricordare pure che nel 1965 non c’era ancora il divorzio, e l’aborto era vergognosamente ancora illegale.

Nei dialoghi si respira l’aria di quella rivoluzione sociale che sta per arrivare (ma che poi cambierà molto poco rispetto a quello che aveva promesso) grazie alla quale le donne finalmente pretenderanno i loro diritti. Davvero un documento sulla nostra società che stava cambiando. Da vedere, ovviamente solo su Youtube, visto che è introvabile altrove.

Per la chicca: la sigla finale, scritta da Chiosso e Dorelli, allora compagno della Masiero, è cantata da un giovane Fausto Leali.