“Doctor Sleep” di Stephen King

Doctor Sleep Cop

(Sperling & Kupfer, 2014)

Esatto! Sono fissato di Stephen King e leggo tutti i suoi libri appena escono: e allora?!

Prima di iniziare questa sua ultima fatica non sono riuscito ad evitare di sbirciare alcune aspre critiche sull’”attesissimo seguito di Shining!”.

Ognuno la pensa come vuole e ha tutto il diritto pure di esternarlo, ma dite quello che vi pare: il Re è sempre il Re.

Gli anni passano e le persone maturano (e come ho già detto parlando del Re, maturare non vuol dire sempre invecchiare) e Stephen King è uno scrittore che rimane fedele a se stesso, ai suoi lettori e, soprattutto, ai suoi mostri interiori.

Chi pensa di leggere le stesse cose che King scriveva trent’anni fa – alcolista e al limite della tossicodipendenza per sua stessa ammissione: nel suo splendido “On Writing” racconta come, proprio a causa di alcol e anfetamine di cui faceva abbondantemente uso in quegli anni, abbia sol un vago ricordo della genesi del suo “Cujo”  – sbaglia completamente.

“Doctor Sleep” è un romanzo che parla di mostri, ma soprattutto di dipendenze autodistruttive e di come, raramente, ci si può salvare da queste.

Di come la vita di una persona possa essere influenzata drammaticamente dal comportamento autodistruttivo dei suoi genitori, ma anche di come la stessa persona possa salvarsi, o almeno tentare onestamente di farlo.

Come capita sempre dopo aver letto un libro del Re, appena terminato “Doctor Sleep”, ci si rende conto che i mostri più famelici e letali sono quelli dentro di noi.

W il Re!

Quando “Toy Story” incontra “Shining”

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L’altra sera mi sono rivisto per l’ennesima volta “Toy Story” – quello del 1995 – e per la prima volta mi sono accorto di un particolare inquietante. Nonostante l’avessi visto un paio di volte al cinema prima e numerose in tv, non avevo mai notato che, quando Woody e Buzz tentano la fuga dalle perfide mani di Sid, la moquette della casa del ragazzino ha lo stesso disegno inquietante di quella che tappezza il pavimento dell’albergo di “Shining”. La cosa mi ha incuriosito non poco e smanettando nella rete ho trovato il sito di Kyle Lambert: “Visual Artist Painting & Illustration”. Il caro Lambert, con il suo Ipad, ha realizzato alcune immagini fantastiche dedicate all’improbabile e geniale incontro fra il primo capolavoro della Pixar e quello firmato da Stanley Kubrick nel 1980.

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Da vedere!

Il sito di Lambert è: http://www.kylelambert.co.uk/

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(Le immagini sono tratte dal sito di Kyle Lambert)

“Room 237” di Rodney Ascher

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(USA, 2012)

Scegliere un solo film fra i capolavori di Stanley Kubrick è quasi impossibile, ma questo documentario di Ascher da la possibilità, attraverso lo studio di “Shining”, di omaggiare tutta l’opera del grande cineasta.

Ascher ricostruisce come, prima di girare il film ispirato al romanzo di Stephen King, Kubrick abbia avuto insistenti contatti con il mondo della pubblicità, soprattutto quella subliminale, che alla fine degli anni Settanta faceva da padrona.

Grazie a questo sistema, Kubrick ha riempito il film di riferimenti a due grandi recenti drammi dell’umanità: l’Olocausto e la strage dei nativi americani da parte dei coloni. Ma non basta. Nel film ci sarebbero numerosi accenni anche ad un altro grandi evento: l’allunaggio.

C’è una teoria – che per molti è più di una semplice ipotesi – che considera un falso storico l’atterraggio dell’Apollo 11 sul suolo lunare, e che considera il realizzatore di tutte le finte immagini dell’evento, per conto della Nasa e del Governo statunitense, lo stesso Kubrick.

Ma perché il titolo “Room 237”? Nel romanzo di King la stanza in cui Danny non dovrebbe mai entrare è la 217, ma nel film è la 237. Ufficialmente la motivazione della produzione è stata sempre legata ad una richiesta esplicita da parte dei gestori dell’albergo che fungeva da location, che volevano evitare che quella stanza diventasse un tabù per gli ospiti dopo l’uscita del film.

Ma se sommiamo il fatto realmente documentato che nel grande impianto alberghiero la stanza 217 non è mai esistita, e che le miglia che separano la Terra dalla Luna sono circa 237.000, che otteniamo?