“L’amore di Murphy” di Martin Ritt

(USA, 1985)

Sally Field, fresca vincitrice del suo secondo Oscar come miglior attrice protagonista – per “Le stagioni del cuore” di Robert Benton –  torna ad essere diretta da Martin Ritt (vero maestro di Hollywood che ha firmato pellicole come “La spia che venne dal freddo”, “Il prestanome”, o “Lettere d’amore”) che l’aveva già diretta in “Norma Rae” pellicola grazie alla quale vinse la sua prima statuetta.

Emma Moriarty (la Field) vuole iniziare una nuova vita insieme al figlio dodicenne Jake. E’ nata e cresciuta in un ranch, e gestirne uno è quello che sa fare meglio. Così, con i pochi rispiarmi, ne ha comprato uno alla porte di una piccola cittadina dell’Arizona. I pochi soldi che le sono rimasti devono bastare per far sopravvivere suo figlio e lei finché l’attività non decolla.

Fra i vari abitanti della città, quello che la colpisce di più è Murphy Jones (un bravissimo James Garner), l’attempato e anticonformista farmacista e padrone dell’emporio della città. Fra i due si instaura subito uno strano e impalpabile rapporto che subisce un brusco mutamento quando nel ranch arriva Bobby Jack, l’ex marito di Emma e padre di suo figlio…

Se la Field è brava come sempre, in questa pellicola romantica e intimista, possiamo apprezzare le doti di Garner, che proprio per questo ruolo venne candidato all’Oscar come miglior attore protagonista. E pensare che Ritt e la Field dovettero discutere non poco con la produzione per inserirlo nel cast, visto che in quegli anni James Garner era considerato soprattutto un attore di televisione.

“Hello, My Name is Doris” di Michael Showalter

(USA, 2015)

Scritto da Michael Showalter insieme a Laura Terruso, questo piccolo film indipendente parla con tenerezza e rispetto di un tema molto complesso e profondo come la solitudine di una donna che ha dedicato la sua esistenza alla madre, e all’improvviso si ritrova piena di rughe e senza una vita.

Doris (una bravissima Sally Field) accompagna la salma dell’anziana madre al funerale. Appena rientrata, suo fratello Tod (Stephen Root) – che grazie a lei ha potuto laurearsi e crearsi una famiglia – le comunica che intende vendere la grande casa della madre, e per questo lei deve gettare tutte le cose che da anni raccoglie e conserva in maniera compulsiva. Ma Doris graniticamente si rifiuta.

Il giorno dopo, mentre si reca sul posto di lavoro, incontra un giovane fascinoso che le regala un bel sorriso. Doris, turbata, si siede alla solita scrivania e inizia a lavorare fino a quando non rimane basita scoprendo che il ragazzo è John  (Max Greenfield, divenuto famoso per la serie “New Girl”) il nuovo collaboratore del suo capo. Doris entra in uno stato di innamoramento onirico e surreale e si fa aiutare e consigliare dalla nipote tredicenne di Roz (Tyna Daly, stella della tv anni Ottanta), sua vicina di casa e unica amica. Ma i sogni, purtroppo, spesso sono condannati a frangersi contro la realtà, che Doris, volente o nolente, dovrà avere la forza di affrontare…

La due volte premio Oscar Sally Field, da attrice di razza, non ha paura di invecchiare davanti alla macchina da presa, e di indossare abiti alla moda oltre trent’anni fa, lei che è stata negli anni Sessanta una delle fidanzatine d’America, per diventare un sex-symbol negli anni Settanta e uno dei volti più rappresentativi dell’emancipazione femminile cinematografica negli anni successivi. E così ci regala una grande e delicata interpretazione di una donna sola e nevrotica, che al tempo stesso riesce a mantenere un sorriso bello e speranzoso.

Hello, My Name Is Doris