“Guardia, guardia scelta, brigadiere e maresciallo” di Mauro Bolognini

(Italia, 1956)

Ci sono poche cose che raccontato il nostro Paese, o meglio la nostra società e il nostro stile di vita, come alla grande commedia all’italiana.

Siamo entrati nel Terzo Millennio e nel nostro quotidiano le cose non sono poi così cambiate rispetto a quello che ci racconta Mauro Bolognini nel 1956 in questa deliziosa pellicola in bianco e nero.

Le vite di quattro Vigili Urbani romani si incrociano sul palco dell’orchestra del Corpo per poi scontrarsi con la vita di tutti giorni.

L’integerrima inflessibilità costerà cara alla guardia Randolfi (un grande Alberto Sordi), così come la troppa passione per la musica classica e le bugie sulla propria famiglia penalizzeranno la guardia scelta Manganiello (un altrettanto grande Peppino De Filippo), mentre meglio andrà al brigadiere Spaziani (Aldo Fabrizi sempre in grande forma) che riuscirà a coronare il sogno della figlia, tutti comandati dal maresciallo Mazzetti (un sornione Gino Cervi).

Fra sketch e scene memorabili, ancora oggi rimangono irresistibili e inarrivabili due scene su tutte: la partita a scopone fra De Filippo-Cervi e Fabrizi-Sordi, con quest’ultimo che non teme di schiaffeggiare neanche la mano del suo superiore mentre questo prende la carta sbagliata. E l’esame dello stesso Randolfi/Sordi che cerca vanamente una traduzione e un’improbabile pronuncia francese della parola “zia”…

Da rivedere a intervalli regolari.

“Fantasmi a Roma” di Antonio Pietrangeli

(Italia, 1961)

Questa commedia fantasy racchiude alcuni fra i più importanti pilastri del nostro grande cinema. Il soggetto, infatti, è firmato dal padre del nostro Neorealismo Sergio Amidei, mentre la sceneggiatura è scritta da mostri sacri come Ennio Flaiano, Ruggero Maccari, Ettore Scola e lo stesso Antonio Pietrangeli, che poi lo dirige.

Per non parlare degli interpreti, fra cui spiccano un fascinosissimo Marcello Mastroianni, un grande Eduardo De Filippo e un coriaceo Vittorio Gassman. Da ricordare anche i bravissimi Tino Buazzelli (purtroppo doppiato), Claudio Gora che incarna sempre superbamente l’antipatico per eccellenza, e Lilla Brignone in quello struggente di Regina.

Il genere fantasy, nel nostro Paese e in quegli anni, aveva un ambito alquanto ristretto e poco seguito (“Omicron” diretto da Ugo Gregoretti nel 1963, è forse l’unico esempio del genere che ebbe un certo riscontro di pubblico e critica). Così questo film, dopo l’uscita nelle sale, venne rapidamente – e ingiustamente – dimenticato. Ma ancora oggi rappresenta uno dei picchi della nostra grande commedia.

Anche nella struttura “Fantasmi a Roma” si distingue dal genere classico. Infatti, il suo protagonista scompare a metà del film, per riapparire solo marginalmente alla fine. Fra i pochissimi altri esempi riusciti con una dinamica simile c’è “Psyco” del maestro Hitchcock, tanto per dire.

Ma tornando alla pellicola di Pietrangeli, ancora oggi seguiamo con trasporto e nostalgia la vita grama che conduce Don Annibale, principe di Roviano (De Filippo) che pur di non vendere l’antico palazzo di famiglia, soffre la fame e il freddo. Così come assistiamo al salvataggio dello stesso storico edificio e dei fantasmi che lo abitano, dalle scellerate ambizioni dell’ultimo erede Federico (Mastroianni, in uno dei suoi tre ruoli).

Poco è cambiato nella nostra mentalità, che aspira ad ottenere la vil pecunia nel modo più rapido e becero possibile. Peccato che Pietrangeli scomparve prematuramente solo pochi anni dopo, senza avere il tempo di donarci altri grandi film come questo o come “Adua e le compagne” o “Io la conoscevo bene”.

“Una giornata particolare” di Ettore Scola

Una giornata particolare Loc

(Italia, 1977)

Ettore Scola scrive – insieme a Ruggero Maccari e con la collaborazione di Maurizio Costanzo – e dirige uno dei manifesti più belli contro l’omofobia e la condizione servile della donna durante il Ventennio. Per quanto riguarda l’omosessualità è vero che fortunatamente – come si dice nei migliori circoli culturali – le cose sono cambiate, ma di strada ancora ce n’è da fare: la cronaca purtroppo ci riporta ancora di persone (soprattutto giovani) che vengono perseguitate o peggio ancora si tolgono la vita per la propria, incompresa e troppo spesso derisa, sessualità. Per quanto riguarda la condizione delle donne mi piacerebbe dire altro, raccontare come nel nostro Paese, che partecipa al G8, la considerazione al lavoro come in famiglia di una donna sia esattamente come quella di un uomo. Ma non è così.

Il femminicidio è un reato che quotidianamente riempie le cronache delle nostre testate. Per non parlare poi del ruolo della donna – soprattutto poi se è mamma – al lavoro… Non siamo ancora alla situazione di quel lontano giorno in cui Hitler venne in visita a Roma – giornata in cui si svolge il film di Scola – ma non ne siamo ancora così lontani però. Non si sbaglia mai a ricordare che nel nostro Paese le donne hanno potuto votare per la prima volta, senza vincoli, nel 1946; e che proprio in questi giorni gira in radio uno spot della Presidenza del Consiglio dei Ministri che ci dice come siano importanti le donna nel mondo del lavoro e per questo è stata fatta una legge apposita dal Ministero delle Pari Opportunità… insomma: siamo un Paese che ha ancora bisogno di una legge per rendere le donne uguali agli uomini nel mondo del lavoro! Povera Italia.

Ma tornando al film, merita un plauso Sophia Loren che intelligentemente ha accettato di farsi invecchiare e nascondere – con evidente difficoltà – le proprie curve, che anche allora erano davvero prorompenti, per rendere la sua Antonietta ancora più credibile. E di plausi, invece, ne merita cento Marcello Mastroianni per la sua garbata e raffinata rappresentazione di un omosessuale degli anni Trenta, mai sopra le righe ma davvero efficace. Ed infine ecco la chicca: ad impersonare la figlia adolescente di Antonietta c’è una giovane – quanto anonima in verità – Alessandra Mussolini. Che la politica c’abbia rubato una grande attrice?

“Made in Italy” di Nanni Loy

Made in Italy

(Italia, 1965)

Oggi è un giorno speciale: tornano le Coppe Europee, sta partendo il nuovo Governo, ma soprattutto inizia il Festival di Sanremo. Tutto molto italiano e per questo mi sembra proprio il caso di parlare della pellicola ad episodi diretta da Nanni Loy nel 1965, con un cast stellare, e scritto a tre mani con Ettore Scola e Ruggero Maccari. Anche se è una delle migliori espressioni della nostra grande commedia, raramente viene citata accanto agli altri famosissimi titoli. Ci sono pellicole di cui ancora non ho parlato molto più note e studiate, ma il motivo per cui ne voglio parlare oggi è proprio l’incredibile (e anche triste) attualità del ritratto di noi italiani fatto nel film. A distanza di cinquant’anni la fotografia di Loy sui nostri vizi, sulle nostre debolezze e, soprattutto, sulle nostre meschinità è ancora – pure troppo! – attuale. Quindi in mezzo secolo non siamo cambiati migliorando?

Dopo aver visto il film e dato un’occhiata alle news interne voglio vedere come rispondi…