“L’uomo di Marte” di Andy Weir

L'uomo di marte Cop

(2014, Newton Compton Editori)

La parte più interessante di questo romanzo incalzante – oltre al fatto che a breve arriverà nelle sale di tutto il mondo la sua riduzione cinematografica firmata dal maestro Ridley Scott e interpretata da Matt Damon – sta nel riportarci alle atmosfere antiche e fascinose dell’esplorazione e della sopravvivenza sulle orme dell’immortale Robinson Crusoe. Perché Weir riesce a farci rivivere la stessa emozione della solitudine e della lontananza che provarono i lettori contemporanei di Daniel Defoe, perché allora un’isola deserta persa nell’Atlantico era proprio dall’altra parte dell’universo, come per noi oggi può essere Marte.

“Cast Away” di Robert Zemeckis

CastAway Cop

(USA, 2000)

Chuck Noland (Hanks) è un uomo efficiente, soprattutto nel lavoro. E siccome lavora per un grande corriere espresso è costretto a viaggiare continuamente. Anche a Natale lascia la sua Kelly (Helen Hunt) per seguire una spedizione intercontinentale.  E quando il suo aereo precipita, e lui finisce naufrago e solo su uno scoglio perso nell’oceano, ha quattro anni per ripensare alla sua vita e alle sue scelte, soprattutto quelle con cui ha gestito la relazione con Kelly. E sarà proprio la voglia di rivedere il suo amore, e molta fortuna, a farlo tornare a casa. “Robinson Crusoe” a parte, è una delle migliori opere sulla solitudine, la “Message In A Bottle” del cinema. E poi c’è un memorabile Tom Hanks (autore dell’idea originale) che tiene la scena per più di un’ora, da solo, parlando col suo “Wilson”.