“Il viaggio di Arlo” di Peter Sohn

(USA, 2015)

Questo bel film ha avuto un solo difetto: è uscito troppo poco tempo dopo il successo planetario di “Inside Out“, che ha oscurato quasi tutti gli altri film del genere per i mesi che è rimasto nelle sale.

Lo strano viaggio di Arlo ci porta sul nostro pianeta, qualche milione di anni fa dove però i dinosauri sono sopravvissuti al meteorite (che nella realtà li ha estinti) avendo avuto il tempo quindi di evolversi.

La storia inizia quando l’essere umano si affaccia sulla Terra, ma è ancora considerato un parassita dai dinosauri che sono la specie dominante, visto che coltivano i campi e allevano il bestiame. Ma il rapporto fra Arlo, un giovane dinosauro, e Spot, un piccolo umano che ha perso la sua famiglia, supererà ogni barriera e sentimento.

Come ogni film della Pixar, “Il viaggio di Arlo” ci porta in un mondo fantastico il cui fascino non è solo l’animazione digitale, che anche in questo film raggiunge vette incredibili, ma la storia pura e semplice, di un’amicizia senza confini fra due giovani esseri all’inizio della loro vita.

Da vedere come ogni prodotto Pixar.

“Inside Out” di Pete Docter e Ronaldo Del Carmen

(USA, 2015)

La Pixar realizza un altro capolavoro.

Peter Docter e Ronaldo Del Carmen firmano un grande film che, come altri capolavori della casa cinematografica creata da John Lasseter, oltre a stupirci dal punto di vista visivo, ci incanta con la sua storia.

La fine dell’infanzia e l’inizio della pubertà sono indiscutibilmente un momento difficile, se poi ci mettiamo pure che i genitori dell’undicenne Riley decidono di trasferirsi dal Minnesota in California, sradicandola dalle sue amicizie e del suo ambiente, la cosa diventa ancora più complicata.

Ma le emozioni che gestiscono l’animo di Riley faranno di tutto per aiutarla. E non aggiungo altro, perché questo straordinario film deve essere visto e basta.

Fra i migliori film d’animazioni di tutti i tempi “Inside Out” ci regala fantastiche, incredibili e impensabili …EMOZIONI!

“La Luna” di Enrico Casarosa

(USA, 2011)

Ecco un altro piccolo gioiello firmato dalla Pixar, scritto e diretto da Enrico Casarosa, nato a Genova nel 1970 e trasferitosi vent’enne a New York per iscriversi alla School of Visual Arts, la stessa frequentata – tanto per dirne uno – da Keith Haring.

Casarosa ci porta in una splendida favola onirica i cui protagonisti sono tre classici italiani – così come se li immaginano tanto gli americani – di tre generazioni differenti: nonno, papà e nipote che nella vita fanno un lavoro molto particolare…

7 minuti di puri sogni e immagini fantastiche da vedere ogni volta che ci capita una giornata storta e che riportano alla mente la Cosmicomica “La distanza della Luna” del grande Italo Calvino.

Nominato all’Oscar come miglior film d’animazione nel 2012.

“Gli Incredibili” di Brad Bird

(USA, 2004)

E’ inutile fare quell’espressione, già l’ho ammesso più volte: sono un fan sfegatato dei geni della Pixar, e se quelli realizzano film spettacolari con immagini e sceneggiature clamorose non è colpa mia!

Come spesso accade dietro un loro film c’è un argomento ben preciso. Se “Up” era dedicato alla terza età, e soprattutto al modo in cui chi ha la fortuna di arrivarci sceglie di viverla, qui facciamo un passo temporalmente indietro e ci fermiamo alla mezza età.

Chi a vent’anni non si sentiva invincibile, andando a letto all’alba, dormendo poche ore, e una volta in piedi, fresco come una rosa, era pronto a ricominciare?

…Ma col passare degli anni però le cose cambiamo, e con l’arrivo dei figli ci appesantiamo – non solo fisicamente – e passiamo troppe serate a ricordare i bei tempi andati.

Le cose poi precipitano se una bella bionda sexy ci avvicina perché è desiderosa di farci rivivere i nostri momenti da “super”…

Geniale metafora della vita, come geniale la distribuzione dei super poteri in famiglia: Bob l’uomo d’acciaio “Mr. Incredible”, Helen “Elastigirl” (quale migliore riconoscimento a una mamma tutto fare?), Dashinell “Flash” il piccolo scintillante alla soglia dell’adolescenza, e Violetta l’invisibile, la figlia grande in piena adolescenza.

Menzione speciale allo spettacolare e inclassificabile Jack Jack…

Un plauso anche ai nostri doppiatori e soprattutto a Laura Morante che da la voce a Elastigirl. Due Oscar: miglior film d’animazione e miglior suono.

Da vedere e rivedere (soprattutto passati i 40!).

“Up” di Pete Docter e Bob Peterson

(USA, 2009)

E’ vero, sono un patito dei cartoni animati e un fan sfegatato dei gran geni della Pixar, e parlo forse troppo spesso delle loro opere.

Ma questa pellicola va oltre l’animazione, e sia per la sceneggiatura che per le immagini resta uno dei capolavori del cinema mondiale.

Vincitore di due Oscar, quello di miglior colonna sonora e quello di miglior film d’animazione – per  i quali aveva vinto anche i rispettivi Golden Globe – “Up” ha uno script fantastico.

I primi minuti ci raccontano in maniera deliziosa ed efficace dall’infanzia alla pensione di Carl Fredricksen che, dopo una vita passata insieme alla sua Ellie, rimane solo con la sua casa.

Ma la vecchiaia può essere vissuta anche con un altro spirito e il signor Fredricksen si ritrova a fare l’avventuriero – che poi è quello che nel salotto fanno virtualmente o dovrebbero fare tutti i nonni – con il piccolo Russell.

Alla fine, suo malgrado, si scontrerà con Charles Muntz, idolo della sua infanzia, che ha deciso di vivere la vita e la vecchiaia in maniera diametralmente opposta alla sua.

Nella nostra versione un grande merito va a Giancarlo Giannini che doppia Fredricksen e all’indimenticabile Arnoldo Foà che doppia Muntz, ma soprattutto a Neri Marcorè che dona la voce al cane Doug: da Oscar!

“WALL-E” di Andrew Stanton

(USA, 2008)

Per San Valentino (anche se a me viene spontaneo fare subito una rima che si chiude con “…cretino”) ecco dal cilindro un’insolita e romantica storia d’amore.

In questo film d’animazione, premio Oscar nel 2009, il vecchio e anomalo robot pulitore Wall-E è rimasto l’ultimo abitante sulla Terra – se non si considera un indistruttibile scarafaggio – che da 700 anni continua a pulire.

Sulla sua strada arriverà EVE, un automa di ultima generazione che ha una “direttiva” molto particolare…

Un grande film d’animazione della Pixar, più per grandi che per piccini, ma anche una bella e singolare storia d’amore che in maniera semplice ed efficace supera ogni confine e, soprattutto, non finisce in …“ino”!

“Ralph Spaccatutto” di Rich Moore

(USA, 2012)

Parlo di questa deliziosa pellicola d’animazione per due motivi: il primo è che si vede nello stile e nella sceneggiatura lo zampino di John Lasseter (uno dei fondatori della Pixar, che convinse Steve Jobs a investire nel cinema di animazione digitale quando ancora nessuno ci credeva) in qualità di produttore esecutivo e già regista di Toy Story e Toy Story 2, oltre che di numerosi corti sempre Pixar.

Il secondo motivo è che “Ralph Spaccatutto”,  ambientato nel mondo dei videogiochi, oltre ad avere una storia divertente e appassionante è un omaggio a tutti quei vecchi videogiochi anni Ottanta che hanno segnato la mia adolescenza, a partire da “Donkey Kong”, passando per “Pac Man” o “Bubble Bubble”.

Da godere fino all’ultimo, titoli di coda compresi.

A chi arriccia il naso ricordo semplicemente che lo scorso anno il MoMa (Museum of Modern Art) di New York ha acquistato 14 videogiochi che hanno iniziato a far parte della collezione permanente di Architettura e Design.

Tra questi “Donkey King”, “Snake”, “Super Mario Bros” e “Pac Man”, tanto per la fredda cronaca…

“Quell’uragano di papà” di Carmen Finestra, David McFadzean e Matt Williams

(USA, dal 1991 al 1999)

Il protagonista di questa divertentissima serie è Tim Allen, da noi non così noto mentre in America volto molto famoso, basta dire che nel 1995 la Pixar si è rivolta a lui per dare la voce al galattico Buzz Lightyear.

Tim, il protagonista della serie che guarda caso ha lo stesso nome dell’attore che lo interpreta, è il conduttore di un programma televisivo dedicato al fai da te casalingo (da qui il titolo originale “Home Improvement”), argomento che ha seguaci in USA quasi quanto lo sport.

Ma se Tim si considera un vero e proprio “Uomo Attrezzo” sul lavoro, non riesce a destreggiarsi così bene nel campo familiare scontrandosi ogni giorno con la moglie Jill (Patricia Richardson) e i tre figli maschi in età adolescenziale.

Insomma, una gran bella lotta fra femminino e mascolino, a volte anche a ruoli invertiti, che nel corso delle serie arriva anche a sfiorare il surreale. La stessa struttura de “La vita secondo Jim” con Jim Belushi, ma più divertente e nata 10 anni prima. Peccato che al momento questa serie sia scomparsa da ogni nostro palinsesto.

Come curiosità posso aggiungere che, nella prima serie, a vestire i panni della valletta nella trasmissione condotta da Tim è una giovanissima – e ancora poco “plastificata” – Pamela Anderson.

“L’ombrello blu” di Saschka Unseld

(USA, 2013)

Che quelli della Pixar siano dei grandi innovatori è ormai un dato di fatto. Ma ogni volta riescono sempre a stupirci.

Come con questo corto che al momento è nelle sale abbinato a “Monster University” di Dan Scanlon. Non che il prequel incentrato sulla nascita dell’amicizia fra Mike e Sullivan non meriti di essere visto, anzi! (e nella versione italiana c’è da apprezzare anche il grande lavoro di Sandro Acerbo che ha dovuto sostituire – senza dubbio suo malgrado – l’indimenticabile Tonino Accolla nel doppiare Mike).

Ma il prezzo del biglietto vale già solo il corto che è davvero una sublime piccola opera d’arte, sia per la tenera storia d’amore,  sia per gli effetti visivi davvero incredibili che mettono in dubbio – per un attimo – le nostre capacità visive.

“Alla ricerca di Nemo” di Andrew Stanton e Lee Unkrich

(USA, 2003)

L’odissea che vive il pesce pagliaccio Marlin per ritrovare il suo figlioletto Nemo mi emoziona ogni volta che la vedo.

A parte al tecnica spettacolare con cui la Pixar lo ha realizzato, mi fanno morire i dialoghi fra Marlin e Dory (“Zitto e nuota!”), il gruppo degli squali “anonimi” e la grande fuga dallo studio del dentista.

“Alla ricerca di Nemo”, come quasi tutti gli altri film realizzati dalla Pixar, dimostra che, cartone animato o no, tecniche digitali o meno, un bel film lo fa soprattutto una bella sceneggiatura, che poi è quello che pensava il grande Walt Disney, per il quale, infatti, l’animazione era solo il mezzo per raccontare i propri sogni.

Tredici anni dopo la Pixar realizza il delizioso sequel “Alla ricerca di Dory“.