“Tutto può cambiare” di John Carney

Tutto puo cambiare Loc

(USA, 2013)

L’irlandese John Carney dirige questa deliziosa commedia, molto musicale, ambientata in una New York insolita con due protagonisti atipici per il genere: il produttore musicale Dan Mulligan (un sempre bravo Mark Ruffalo) nel mezzo di una grave crisi esistenziale, e la cantautrice dilettante Greta (Keira Knightley), reduce da un duro naufragio sentimentale.

Ciò che può cambiare l’esistenza per Carney è la musica, che infatti è la terza grande protagonista del film…

Godibilissima commedia sentimentale che merita di essere guardata, visto che per le atmosfere e le corde toccate riporta molto allo splendido “Once – Una volta”, diretto dallo stesso Carney nel 2006.

E adesso parliamo del titolo italiano …che dire?

Quello originale è “Begin Again” che, ovviamente, centra il tema del film. E se è vero che un sentitissimo e banale “Ricominciare” sarebbe stato troppo anonimo, “Tutto può cambiare” a me fa pensare a qualcuno che vince al Superenalotto.

Ma va bene così, il film rimane comunque delizioso.

Tutto può cambiare

“The Normal Heart” di Ryan Murphy

The Norma Heart Loc

(USA, 2014)

Questo intenso film per la televisione – scritto da Larry Kramer, diretto da Ryan Murphy e prodotto dalla HBO – ci riporta nella comunità gay di New York del 1981, nel momento in cui apparvero i primi casi del cosiddetto “cancro dei gay”.

La storia ci dice tragicamente che quella misteriosa malattia poco dopo sarebbe stata chiamata con un acronimo che avrebbe segnato tragicamente e moralmente la vita di tutti: AIDS.

Ma il film affronta anche la tragedia morale, oltre che quella fisica, della comunità omosessuale newyorchese che a partire da quell’anno, in pochissimo tempo, venne quasi dimezzata; dei vani e disperati tentativi di questa di coinvolgere le istituzioni per avere finanziamenti per assistere i malati – che non potevano far altro che diventare terminali – e per fare ricerca e prevenzione.

Ma siccome l’AIDS venne considerata per anni esclusivamente una “malattia dei froci” (termine osceno, indegno e tremendamente volgare ma che io, allora appena adolescente, ricordo di uso fin troppo comune) negli Stati Uniti nessuno si mosse, a partire dalla Casa Bianca.

Solo nel 1986, dopo che vennero riconosciuti numerosi casi anche fra gli eterosessuali, il Presidente Ronald Reagan la menzionò in un suo discorso annunciando fondi per la ricerca.

Da ricordare le interpretazioni di Mark Ruffalo – nel ruolo dell’attivista gay Ned Weeks -, Julia Roberts – in quello della dottoressa Brookner, che fu la prima ad accogliere nel suo reparto i sieropositivi – e quella di Jim Parsons.

Da vedere e da far vedere soprattutto a chi, povero stolto, ha ancora medievali problemi con se stesso e si nasconde dietro l’omofobia.