“Bombshell – La voce dello scandalo” di Jay Roach

(USA, 2019)

Il regista Jay Roach – dopo l’ottimo “L’ultima parola – La vera storia di Dalton Trumbo” – torna a raccontare una storia realmente accaduta.

Siamo nel 2015, durante la campagna per le elezioni presidenziali degli Stati Uniti che vedranno trionfare l’anno successivo il candidato repubblicano Donald Trump.

Entriamo nel cuore del network più conservatore del panorama americano Fox News, creato e presieduto da Roger Alies (un bravissimo John Lithgow, superbamente truccato) voluto direttamente dal proprietario Rupert Murdock (Malcom McDowell). Alies, con un passato di consulente d’immagine per Richard Nixon, Ronald Reagan e George Bush Sr., in pochi anni ha creato uno dei canali d’informazione più seguiti – e redditizi – d’America.

Fra le conduttrici più rilevanti spicca Megyn Kelly (una davvero brava Charlize Theron con tanto di lenti a contatto scure, mento e zigomi finti che ne cambiano straordinariamente i connotati) che è una dei tre giornalisti che porrà ai candidati repubblicani una domanda, durante una Convention in diretta televisiva.

La Kelly, basandosi sugli atti relativi al divorzio da Ivana e sulle numerose frasi che Donald Trump ha pubblicamente affermato, gli pone una domanda sul sessismo. Il futuro Presidente degli Stai Uniti s’infuria e, terminato il dibattito, inizia sui social una violenta campagna contro la Kelly, che definsce “ochetta” e vittima della sindrome premestruale. La giornalista si rivolge a Alies per aver sostegno dal network, sostegno che però non viene dato visto che Trump piace agli americani “…più di quanto se ne rendano conto”, afferma il presidente di Fox News.

A Gretchen Carlson (Nicole Kidman, anche lei incredibilmente truccata) conduttrice di prima grandezza di Fox News vengono affidati programmi in orari sempre meno rilevanti, perché – ufficiosamente – molti la considerano ormai “vecchia” (49 anni) e troppo “polemica”, visto che non tollera, per esempio, le battute sessiste. I tempi in cui vinse il titolo di Miss America (1989) sono ormai “lontani”.

Come stagista arriva a Fox News la giovane e avvenente Kayla Pospisil (Margot Robbie che a differenza della Theron e della Kidman interpreta un personaggio non reale, ma simbolico) che in breve tempo riesce ad entrare nelle grazie di Alies. Ma questo significa anche sottostare alle sempre più frequenti molestie sessuali di Alies, che vede nel sesso – soprattutto quello orale da parte di una sua subalterna – la manifestazione del suo potere.

Scopriamo così che per l’ultraconservatore Alies uno dei pilastri fondanti di un network è il corpo delle donne. Tutte quelle che vanno in onda devono indossare (regola ferrea ma non scritta) austere ma molto corte gonne grazie alle quali i telespettatori possano ammirare le loro gambe, anche durante i dibattiti politici.

La Carlson, dopo essere andata in onda volutamente senza trucco per far tornare l’attenzione dei suoi spettatori sulla sostanza delle notizie e non solo sulla loro forma, viene licenziata. Decide così di fare causa ad Alies per molestie sessuali affermando di essere stata licenziata perché non le ha assecondate. La Carlson, spera in cuor suo, che altre colleghe di Fox News la seguiranno…

Anche se questo film, scritto da Charles Randolph (premio Oscar nel 2016 per lo script de “La grande scommessa”), ha alcuni limiti proprio nella sceneggiatura, è comunque un ottimo documento sullo scandalo che ha investito Fox News nel 2016 portando alle dimissioni di Alies. La vicenda verrà seguita poco dopo dallo scandalo legato alle accuse contro Harvey Weinstein per molestie sessuali e stupro, accuse che sposteranno l’attenzione dalla televisione al cinema.

Negli Stati Uniti sono stati realizzati altri film (anche no fiction) sulla vicenda, ma questo di Roach tenta di sottolineare (forse riuscendoci solo in parte) come una donna venga segnata nel profondo da una molestia sul lavoro (e non) perché ormai da secoli siamo tutti abituati a pensare (donne e uomini) che la colpa sia soprattutto la sua, e che l’abusante abbia “solo” preso una “cosa” che era lì a disposizione, e probabilmente lecita vista la sua posizione dominante.

Il film, giustamente, ha vinto il Premio Oscar per il miglior trucco.