“La gang del bosco” di Tim Johnson e Karey Kirkpatrick

(USA, 2006)

La Dreamworks – nata da un’idea del genio di George Lucas – è l’unica casa di produzione di animazione digitale che riesce davvero a competere con la Pixar. Nel corso degli anni sono riusciti, infatti, a creare lungometraggi di alta qualità come questo “La gang del bosco”.

RJ (la cui voce italiana è quella di Luca Ward) è un procione solitario che vive di piccoli espedienti. Ma una sera di primavera commette l’errore di rubare le riserve di cibo al feroce orso Vincent, che sveglia aprendo un pacco di infingarde Tuberine. Per non essere ucciso RJ promette di riportare all’orso tutte le vettoglie rubate, che nel frattempo sono andate perdute.

L’impresa sembra impossibile per un solo procione, ma RJ incapperà in un gruppo di animali ingenui che lo aiuteranno loro malgrado e in buona fede. Ma la bontà è spesso – e fortunatamente – “infettiva”…

Nel cast originale la voce di RJ è quella di Bruce Willis, coadiuvato da Steve Carell, William Shatner, Nick Nolte, Eugene Levy e Avril Lavigne. Nella nostra versione, oltre a Ward, va ricordato Pupo che da doppiatore consumato dona la voce allo scoiattolo iperattivo Hammy, doppiato in originale da Carell.

Scritta da Karey Kirkpatrick, Len Blum, Lorne Cameron e David Hoselton, questa pellicola è davvero un gioiellino.

“La corrispondenza” di Giuseppe Tornatore

La corrispondenza Loc

(Italia, 2016)

Bello e struggente.

Giuseppe Tornatore torna a regalarci un altro capolavoro che indaga nell’animo umano, nei nostri sentimenti e nelle nostre passioni più intime, con i due protagonisti uno più bravo dell’altra. Se siamo abituati alle grandi doti recitative di Jeremy Irons – che viene doppiato da uno strepitoso Luca Ward – quelle di Olga Kurylenko – doppiata magistralmente da Benedetta Degli Innocenti – ci confermano la sua caratura internazionale, e che la sua partecipazione a “To The Wonder” di Terrence Malick non era certo casuale.

Ma soprattutto Giuseppe Tornatore è l’eccezione che conferma la regola. Io che ho sempre sostenuto che un grande regista per fare un bel film si deve sempre basare su una bella sceneggiatore scritta da un grande sceneggiatore (De Sica-Zavattini o Fellini-Flaiano sono gli esempi più alti) vengo regolarmente sbugiardato da Tornatore che si scrive tutto da solo. Un grande, tacci sua! (ovviamente in senso figurato…).