“Un biglietto in due” di John Hughes

(USA, 1987)

Negli edonistici anni Ottanta essere un esperto di marketing presso una nota ditta di cosmesi con sede nella scintillante Manhattan era, per molti e non solo statunitensi, il massimo delle ambizioni lavorative oltre che alquanto cool.

Per questo l’altero ed “educatamente” arrogante Neil Page (Steve Martin) si sente fiero del suo lavoro, della sua posizione sociale e, soprattutto, della sua famiglia fatta dall’avvenente moglie Susan (Laila Robins) e dai tre piccoli figli che vivono in una lussuosa villa nei pressi di Chicago.

A causa del prolungarsi di una riunione con il Presidente e Amministratore Delegato della sua ditta, Neil deve correre all’aeroporto per prendere l’aereo che lo porterà a casa due giorni prima del Ringraziamento.

Ma, proprio mentre sembra riuscire a prendere un rarissimo taxi libero, sulla sua strada incappa in Del Griffith (uno strepitoso John Candy) commesso viaggiatore e logorroico rappresentate di anelli in plastica per tende da doccia.

Proprio a causa di Del, Neal perderà l’aereo prenotato e assieme a lui inizierà un viaggio “infernale” verso casa che, per colpa di una violenta bufera di neve, diventerà incredibilmente lungo e complicato…

Deliziosa commedia piena di gag ancora oggi molto divertenti con l’incontro-scontro di due personalità opposte e divergenti.

Scritta dallo stesso Hughes, questa commedia rappresenta anche una poi non tanto velata critica all’American Way Of Life di quegli anni, concentrata tutta sui vincenti e gli arroganti e spietata con i deboli e i perdenti.

Purtroppo la prematura scomparsa di Candy impedì che la coppia di protagonisti potesse ripetersi in un’altra pellicola.   

Anche se ormai pure i Metallica si sono tagliati i capelli, gli anni Ottanta sono ancora vivi e combattono accanto a noi!

John Candy

John Candy

Il 4 marzo del 1994 se ne andava il grande John Candy.

L’attore canadese era in Messico per girare “Wagon East” quando venne stroncato da un attacco cardiaco. Candy, come molti altri attori della sua generazione, arriva alla notorietà attraverso la televisione con la serie da lui scritta e interpretata “Second City TV”.

Viene così notato dai registi della nuova generazione come John Landis e Steven Spielberg con il quale nel 1979 gira l’esilarante “1941: allarme a Hollywood”, uno dei pochi flop del regista re Mida.

L’anno dopo Landis lo vuole nel suo capolavoro “I Blues Brothers – I fratelli Blues”. L’anno successivo arriva anche al “Saturday Night Live” e, sempre in TV,  interpreta e scrive “SCTV Network 90”, per la quale vince due Primetime Emmy Awards.

Ma è al cinema che è sempre più richiesto diventando uno degli attori simboli della commedia americana anni Ottanta. Partecipa a film come “Splash: una sirena a Manhattan” di Ron Howard del 1984, “La piccola bottega degli orrori” di Frank Oz del 1986, “Balle spaziali” di Mel Brooks (1987), e “Un biglietto in due” di John Hughes sempre del 1987 nel quale divide la scena insieme a Steve Martin.

Nel 1989 arrivano finalmente i ruoli da protagonista e la definitiva consacrazione con “Io e zio Buck” diretto sempre da Hughes e “Chi è Harry Crumb?” di Paul Flaherty.

Nel 1990 partecipa al blockbuster “Mamma ho perso l’aereo” di Chris Columbus, mentre l’anno successivo lascia la commedia e interpreta Dean Andrews in “JFK: un caso ancora aperto” di Oliver Stone.

Nel ’92 torna alla commedia con “Sette criminali e un bassotto” di Eugene Levy (lo scienziato cattivo di “Splash: una sirena a Manhattan”) remake poco felice a stelle e strisce di “Crimen” diretto da Mario Camerini nel 1960.

Nel 1993 impersona l’allenatore della prima squadra di bob a quattro della Giamaica nel divertente “Cool Runnings – Quattro sottozero” di Jon Turteltaub.

Prima di andarsene partecipa anche al film Michael Moore “Operazione Canadian Bacon” che  però uscirà nel 1995.

Insomma, vent’anni fa se ne andava un grande attore che è riuscito a uscire dai ruoli che il suo fisico gli imponeva, spaziando dalla TV al cinema, e che ha segnato un momento di entrambi.