“Vertigine” di Otto Preminger

(USA, 1944)

Questo è uno dei noir più significativi degli anni Quaranta, e non solo. I motivi sono principalmente due: una sceneggiatura mirabile e ad incastro e il cast artistico davvero di prim’ordine.

Tratto dal romanzo “Laura” (che rimane identico nel titolo originale del film) di Vera Caspary, lo script di questa bella pellicola è scritto da Jay Dratler, Samuel Hoffenstein, Elizabeth Reinhardt e Ring Lardner Jr. (premio Oscar per la miglior sceneggiatura originale per i film “La donna del giorno” e “M.A.S.H.”, e che fu una delle vittime più note del maccartismo) fra i più bravi sceneggiatori dell’epoca.

Non è ufficialmente noto perché Lardner non venne accreditato nei titoli di testi originali, la nefasta politica contro le attività anti-americane del fattivo senatore McCarthy esplose pubblicamente infatti solo un paio di anni dopo (e Lardner venne licenziato dalla Fox nel 1947).

Ma una cosa forse ci aiuta a comprendere: nelle sequenze iniziali Waldo Lydecker (interpretato magistralmente da Clitfon Webb) noto giornalista, ci viene presentato seduto nella vasca da bagno che, fumando un sigaro, è intento a pigiare i tasti della sua macchina da scrivere sistemata su una tavola sospesa sull’acqua.

Già allora gli addetti ai lavori sapevano che così amava scrivere uno dei più grandi sceneggiatori nel Novecento: Dalton Trumbo, due volte premio Oscar per le sue sceneggiature (tra cui “Vacanze romane”) e successivamente vittime anche lui del maccartismo.

Ma Trumbo fu una “vittima” scomoda, che nonostante le numerose difficoltà (fra cui anche il carcere) riuscì sempre ad avere “l’ultima parola” (titolo del bel film a lui dedicato e uscito qualche anno fa) e fu fra i primi a rompere e sconfiggere il maccartismo e tutti i suoi seguaci agli inizi degli anni Sessanta.

Se poi consideriamo che fra i suoi pubblici sostenitori alla fine degli anni Cinquanta ci furono il giovane Kirk Douglas (che fece riscrivere a lui buona parte dello script di “Spartacus”) e lo stesso Otto Preminger, che si avvalse del suo genio per varie pellicole, le cose forse diventano più chiare.

Ma torniamo a “Vertigine” e al suo cast. Quando Preminger prese in mano la produzione del film – che era in lavorazione da qualche mese – impose nuovi sceneggiatori, il direttore della fotografia Joseph LaShelle (che vinse l’Oscar proprio per questa pellicola) e due attori per i ruoli principali: Webb (fino a quel momento conosciuto solo come ballerino e cantante d’operetta) e il giovane Vincent Price, che interpreterà magistralmente il laido Shelby Carpenter.

Se è vero che i protagonisti sono Gene Tierny (che da il volto a Laura) e Dana Andrews (nei panni del tenente McPherson) i ruoli interpretati da Webb, soprattuto, e da Price donano alla pellicola uno slancio in più. Tanto che lo stesso Webb, praticamente al suo esordio davanti alla macchina da presa, venne candidato all’Oscar, per poi divenire uno dei volti più significativi della Hollywood di quegli anni.

Per quando riguarda la trama, che è davvero ad incastro con un paio di notevoli colpi di scena, non voglio spoilerare nulla. Dico solo una cosa: nella sequenza iniziale – come ogni maestro del cinema sa fare – Preminger mette tutti gli elementi chiave del film, ma proprio tutti…

Per comprendere al meglio poi l’influenza che questa pellicola ha prodotto, ricalibrando i punti cardini del noir, basta ricordare un altro paio di cose: le prime parole che dice la voce fuori campo nella sequenza iniziale, voce che poi scopriamo appartenere a Lydecker: “Non potrò mai dimenticare il weekend in cui Laura morì…”. E per la fredda cronaca ricordo che “Viale del Tramonto” è del 1950.

L’altra è che la pellicola con la quale viene – giustamente – spesso paragonata “Vertigine” è “La donna che visse due volte” girato del maestro Hitchcock nel 1958, e il cui titolo originale è incredibilmente “Vertigo”.

E, infine, merita di essere ricordata la splendida colonna sonora firmata da David Raksin (già autore di quella di “Tempi Moderni” di Chaplin) il cui tema, visto il successo del film e la sua intrinseca bellezza, divenne una canzone fra le più famose del tempo.