“Modest Heroes” di Hiromasa Yonebayashi, Yoshiyuki Momose e Akihiko Yamashita

(Giappone, 2018)

Lo Studio Ponoc nasce dall’esperienza del grande Studio Ghibli e ha realizzato nel 2017 l’ottimo lungometraggio animato “Mary e il fiore della strega”. L’anno successivo la giovane casa di produzione giapponese decide di realizzare quattro cortometraggi da presentare poi come un unico film.

A sostenere il progetto è proprio Isao Takahata – storico collaboratore del maestro Hayao Myazaki e cofondatore dello Studio Ghibli – al quale ne viene affidato uno. Ma Takahata scompare senza riuscire a realizzare il progetto e così lo Studio Ponoc produce i restanti tre: “Kanini & Kanino”, “Life Ain’t Gonna Lose” e “Invisible”.

Nei 18 minuti di “Kanini & Kanino” diretto da Hiromasa Yonebayashi (regista di “Mary e il fiore della strega”) assistiamo al piccolo gesto eroico di due fratelli che, nonostante i pericoli, partono alla ricerca del padre travolto da una piena. I due appartengono ad una famiglia che ricorda molto quella di “Arrietty – Il mondo segreto sotto il pavimento”, lungometraggio del 2010 sempre firmato da Yonebayashi.

Yoshiyuki Momose è l’autore del corto di 16 minuti “Life Ain’t Gonna Lose”, in cui il piccolo Shun deve combattere coraggiosamente contro la sua grave e pericolosa allergia alle uova.

“Invisible” di Akihiko Yamashita chiude “Modest Heroes”. Nei suoi 13 minuti assistiamo alla triste esistenza di un uomo letteralmente invisibile, che deve passare le sue giornate appeso ad un vecchio idrante per non volare via, fino a quando…

Tre piccole poesie che ci parlano di piccoli eroi “modesti”, che poi così modesti proprio non sono, visto che con coraggio affrontano i lati più dolorosi della loro quotidiana esistenza.

Un piccolo e “modesto” gioiellino.

“Arrietty – Il mondo segreto sotto il pavimento” di Hiromasa Yonebayashi

(Giappone, 2010)

Come molte altre opere realizzate dallo Studio Ghibli, questa nasce da una delle letture giovanili del maestro Hayao Miyazaki, e si ispira al romanzo per ragazzi “The Borrowers”, scritto dall’inglese Mary Norton nel 1952.

La giovane prendinprestito Arrietty compie quattordici anni e finalmente potrà andare “a caccia” di oggetti utili con suo padre Pod. Perché i prendinprestito sono una particolare specie di gnomi – alti pochi centrimetri – che vivono nei pressi delle case degli esseri umani dai quali rubano piccoli oggetti “dimenticati”, che poi usano e riadattano in relazione alle loro “piccole” esigenze.

Arrietty è nata e cresciuta sola con il padre e la madre, che le raccontato spesso come una volta la villa di campagna che abitano ospitasse altre famiglie di prendinprestito che ora però, probabilmente a causa della curiosità e della crudeltà degli esseri umani, sono sparite.

Ma nella grande casa sotto la quale abita Arrietty con la sua famiglia, arriva il giovane Shò, un essere umano coetaneo della prendimprestito, che passa lì le settimane prima un importante intervento chirurgico al cuore.

Nonostante le differenze insormontabili, fra i due nascerà un sentimento che entrambi si porteranno dietro per il resto della loro esistenza.

Diretto da Hiromasa Yonebayashi – regista poi di “Quando c’era Marnie” e “Mary e il fiore della strega” e che sembra ormai l’erede del maestro Miyazaki – questo film ci parla della prima storia d’amore platonica e impossibile nella vita di due giovani, così diversi e così simili, così come siamo tutti noi.

Bellissimo.

 

Per la chicca: nel 1997 Peter Hewitt dirige “I rubacchiotti” con John Goodman, e ispirato allo stesso romanzo della Norton.

“Mary e il fiore della strega” di Hiromasa Yonebayashi

(Giappone, 2017)

E’ arrivato – purtroppo per pochissimi giorni – nelle nostre sale “Mary e il fiore della strega”, lungometraggio giapponese nella grande tradizione della cinematografia più classica del maestro Hayao Miyazaki.

Il regista quarantenne Hiromasa Yonebayashi è infatti della scuola dello Studio Ghibili, e si ispira al romanzo “La piccola scopa” dell’inglese Mary Stewart per portarci in un mondo fantastico e allo stesso tempo in grave pericolo.

La piccola Mary detesta i suoi capelli rossi “pel di carota” e mentre i suoi genitori stanno terminando il trasloco, lei si è già trasferita nella grande magione rossa dove vive la sua anziana prozia Charlotte. Un pomeriggio, vagando per la foresta che circonda la grande casa della prozia…

102 minuti nel segno della fantasia più pura e incontenibile, proprio nel solco dello Studio Ghibli e del suo autore più famoso. Numerose, infatti, sono le citazioni e gli omaggi che Yonebayashi fa al suo maestro: da “Kiki consegne a domcilio” a “La città incantata”.

Davvero un piccolo gioiello d’animazione.

“Quando c’era Marnie” di Hiromasa Yonebayashi

Quando cera Marnie Loc

(Giappone, 2014)

E’ passato fugacemente per le sale italiane “Quando c’era Marnie” di Hiromasa Yonebayashi (già regista di “Arietty – Il mondo segreto sotto il pavimento” e stretto collaboratore del maestro Miyazaki), prodotto dallo Studio Ghibli che ha già annunciato – sob! – la momentanea chiusura a causa del flop commerciale de “La Principessa splendente” e del ritiro dello stesso Miyazaki.

Tratto dall’omonimo libro della scrittrice britannica Joan Gale Robinson, edito nel 1967, e fra i 50 libri che più hanno influenzato l’opera di Hayao Miyazaki, “Quando c’era Marnie” ci racconta la difficile adolescenza della tredicenne Anna, rimasta orfana a tre anni e per questo adottata.

Sulla sua strada incontrerà, tra sogno e realtà, una coetanea con un fascino e una dolcezza particolari, a cui si sentirà profondamente legata…

Un’opera delicata e struggente che, come tutti i film dello studio Ghibli, merita senz’altro di essere vista.

Quando c’era Marnie