“La forma dell’acqua” di Guillermo Del Toro

(USA, 2017)

Il genio di Guillermo Del Toro ci regala due ore di grande ed emozionante cinema.

Il maestro messicano ci racconta una delle storie più romantiche degli ultimi decenni. Come sempre, poi, i messaggi più profondi e forti passano nel cinema di genere molto più spesso che in quello classico.

Anche per questo Del Toro, che sa mettere in maniera sublime e come pochi il cinema nel cinema, rende omaggio al genere horror anni Cinquanta e Sessanta (fra cui su tutti “Il mostro della Laguna Nera”) dove i temi sociali avevamo molto più spazio rispetto alle leggiadre e infiocchettate commedie romantiche con Rock Hudson o Doris Day.

Non è un caso, quindi, che Elisa Esposito (una bravissima e affascinantissima Sally Hawkins) sia una donna muta, cresciuta in un orfanotrofio nel quale fu accolta dopo essere stata ritrovata da bambina, con la laringe recisa.

E non è un caso quindi che i suoi unici amici siano Zelda, una collega di colore (un altrettanto bravissima Octavia Spencer) e Giles, un pittore omosessuale (Richard Jenkis) reietto della società.

Facendo le pulizie Elisa e Zelda capitano in un laboratorio dove è tenuta segregata una strana creatura, una specie di uomo pesce. Il responsabile scientifico è il Dottor Hoffstetler (un sempre bravo Michael Stuhlbarg) che nutre un profondo rispetto e una sana curiosità per l’essere sconosciuto.

Ad avere fra le mani le vite di tutti questi “diversi”, invece, è il colonnello Strickland (Michael Shannon), volitivo e inflessibile giovane promessa delle Forze Armate, incarnazione del sogno americano più reazionario possibile, razzista e sessista come un bell’uomo bianco e con un po’ di potere in quegli anni doveva essere.

Capire ora chi è il vero mostro in questa splendida favola gotica non è difficile…

“La forma dell’acqua”, scritto da Del Toro insieme a Vanessa Taylor,  ha incassato 7 nomination agli Oscar fra cui quella per il miglior film, e il miglior regista (categoria per la quale Del Toro ha già vinto il Golden Globe) nonché che quella come miglior attrice alla Hawkins, e miglior attori non protagonisti alla Spencer e a Jenkins.

Ma indipendente da premi che potrà vincere o meno, “La forma dell’acqua” con i suoi omaggi al grande cinema, da Fritz Lang a Federico Fellini, è una delle pellicole più struggenti degli ultimi anni.

Da vedere.

Arriva “Coco” di Lee Unkrich e Adrian Molina

Arriverà nelle sale americane il prossimo 22 novembre “Coco”, il nuovo film creato dalla mitica Pixar. Io sono un fan sfegatato della geniale e pluripremiata casa di produzione americana, ma questa volta ho un po’ di paura.

Ho paura di rimanere deluso da questo nuovo film, visto che da quello che è stato detto dagli stessi produttori, non si può non pensare allo splendido “Il libro della vita” prodotto dal genio – neo Leone d’Oro a Venezia – Guillermo Del Toro e diretto da Jorge R. Gutierrez nel 2014.

La storia di “Coco” è ufficialmente questa: Miguel è un bambino messicano di dodici anni che sogna di diventare fra i più bravi suonatori di chitarra del Messico, proprio come Ernesto de la Cruz, il suo idolo. A causa di un incidente però Miguel si ritrova nella Terra dell’Aldilà, nella quale farà un viaggio alla scoperta della storia della sua famiglia e dove incontrerà Hector, lo spirito ingannatore.

Ovviamente le trame dei due film sono diverse, ma si sfiorano indiscutibilmente in vari punti. E’ vero che la tradizione del Giorno dei Morti in Messico è molto profonda e carica di storie e leggende, ma è quasi impossibile leggere e vedere i trailer di questo nuovo lungometraggio della Pixar e non pensare allo splendido fil di Gutierrez.

Bisogna comunque riconoscere alla Pixar almeno un paio di cose: il film lo dirige Lee Unkrich insieme ad Adrian Molina (autore dello script), lo stesso Unkrich regista di quel capolavoro assoluto che è “Toy Story 3 – La grande fuga” vincitore, tra i numerosi premi, anche dell’Oscar. E poi già nel 2013 la Pixar tentò di depositare “Día de los Muertos” come marchio commerciale avviando la produzione del film. Che poi in Messico la cosa suscitò un vespaio di polemiche tanto da convincere la casa di produzione ad archiviare definitivamente la richiesta, è un’altra cosa.

Ma io resto fiducioso, perché sono convinto che quei geniacci della Pixar non ci deluderanno mai, nemmeno questa volta!    

“Il libro della vita” di Jeorge R. Gutierrez

Il libro della vita Loc

(USA, 2014)

Con questo film d’animazione torniamo a parlare del genio di Guillermo del Toro visto che lo ha concepito e prodotto.

Un gruppo di scolari indisciplinati, per ammenda, deve fare una visita al museo cittadino. Tutto sembra noioso e banale, ma la loro affascinante quanto misteriosa guida li porta nel magazzino dove gli mostrerà il Libro della Vita, tomo nel quale ci sono scritte tutte le esistenze di ogni essere umano vissuto e vivente. La storia vuole che tutto sia iniziato in un piccolo villaggio messicano dove vivevano tre bambini: Maria, Manolo e Juan…

Gutierrez e Del Toro ci portano in un mondo fantastico che ha le sue radici nelle tradizioni più antiche messicane. Lì dove la vita e la morte si sfiorano e il mondo dei morti è più festoso e gioioso di quello dei vivi.

Davvero un gran bel film di animazione, con una godibilissima colonna musicale, che ci parla del senso della morte e di quello della vita. Non a caso la pellicola si chiude con la frase: “Tutti sono capaci di morire, ma loro avranno il coraggio di vivere…:”. Da vedere.

Il libro della vita

“Crimson Peak” di Guillermo Del Toro

Crimson Peak Loc

(USA, 2015)

Che Guillermo Del Toro sia uno dei più geniali e visionari registi contemporanei è ormai un dato di fatto, e in questo film ce lo ricorda molto bene, omaggiando poi un genio immortale come Alfred Hitchcock. “Crimson Peak”, infatti, è colmo di citazioni delle opere più grandi del regista inglese, e nessuna delle quali gratuita. Da “Notorius – L’Amante perduta” a “Rebecca la prima moglie”, passando per “Il sospetto” e “Psyco”. Ma Del Toro va oltre: riesce a toccare le vette di Hitchcock in quella che era la sua grande capacità di trasmettere ansia, angoscia e intimo disagio che provoca la morbosità ossessiva, che in “La donna che visse due volte” tocca forse il suo apice.

1887: la notte dopo il funerale della madre morta di colera, la piccola Edith Cushing (senza dubbio omaggio al grande attore inglese Peter Cushing, protagonista di numerosi e famosi film horror anni Sessanta e Settanta, nonché governatore Tarkin nel primo e immortale “Guerre Stellari”) piange nel suo letto quando il fantasma inquietante della madre la urla: “Guardati da Crimson Peak!”, per poi scomparire. Alle soglie del XX secolo Edith Cushing (Mia Wasikowska), giovane figlia unica del ricco costruttore americano Carter Cushing, vorrebbe fare la scrittrice di libri sui fantasmi, ma il mondo dell’editoria di Buffalo – e non solo… – non riesce a concepire una donna che non scriva romanzi d’amore. La vita serena fra padre e figlia viene turbata dall’arrivo in città del giovane e affascinante Sir Thomas Sharpe (un bravo Tom Hiddleston, già F.S. Fitzgerald per Woody Allen in “Midnight in Paris”)  e della sorella Lady Lucille (una stratosferica Jessica Chastain). Il giovane baronetto inglese, infatti, non nasconde il prodonfo interesse che prova per Edith, ma…

Scritto dallo stesso Guillermo Del Toro insieme a Matthew Robbins – cosceneggatore di numerosi film di Steven Spielberg – “Crimson Peak” è un gran bel film, grazie anche ad un cast davvero di primo ordine tra cui spicca una Jessica Chastain davvero da Oscar. Da vedere.

Crimson Peak

 

“Il labirinto del fauno” di Guillermo Del Toro

Il Labirinto del Fauno Locandina

(Spagna/Messico/USA, 2006)

Dal genio – apprezzatissimo a Hollywood – del maestro degli effetti speciali d’origine messicana Guillermo Del Toro è fiorita questa struggente storia di una bambina troppo sensibile nata nel momento sbagliato, che si trova accanto le persone sbagliate, e per sopravvivere usa la fantasia. Anche se il film è caratterizzato da accenti tipici dei film horror – di cui Del Toro ha curato per anni gli effetti – questa pellicola mi commuove sempre. Infondo, molto spesso, i sogni si trasformano in incubi e gli incubi ci fanno amare ancora di più i sogni. “Il labirinto del fauno”, scritto dallo stesso Del Toro, è stato candidato all’Oscar 2007 per la miglior sceneggiatura.