“Il caso «Venere privata»” di Yves Boisset

Il caso venere privata Loc

(Francia/Italia, 1970)

Sono un amante delle opere di Giorgio Scerbanenco esattamente come amo quelle di Stephen King. Oltre a questo, i due grandi scrittori hanno in comune i pochi adattamenti cinematografici dei loro scritti degni di nota. E se King può vantare almeno una manciata di grandi film da lui ispirati, Scerbanenco invece neanche quelli visto che (escludendo “I ragazzi del massacro” di Ferdinando Di Leo e “La morte risale a ieri sera” di Duccio Tessari) tutte le trasposizioni cinematografiche delle sue opere sono irrispettose del suo grande genio letterario. A partire da questo film, tratto dallo splendido “Venere privata” del 1966, che se in alcuni momenti sfiora le atmosfere del romanzo, manca invece totalmente i protagonisti e soprattutto la trama cruda e sottile, riducendola a quella di un semplice poliziottesco con pruriti erotici. Perché lo metto nel Mio Trash? Perché si apre col nudo integrale di un’avvenente Raffaella Carrà, basta?

“Venere privata” di Giorgio Scerbanenco

Venere Privata Cop

(Garzanti, 1966)

Amo Giorgio Scerbanenco e tutto quello che ha scritto nonostante sia nel dimenticatoio, almeno per i “grandi salotti letterari” della nostra “opacatamente” splendente editoria. Il primo approccio alla scrittura del giovane Scerbanenco (nato a Kiev e il cui cognome viene italianizzato dalla madre vedova quando, con lui sedicenne, si stabiliscono a Milano) passa per il genere rosa, cosa che nei decenni successivi influirà negativamente sulla sua fama. Anche per questo, forse, quello che scriverà nella seconda parte della sua carriera sarà spesso duro e crudo, come questo splendido “Venere privata” in cui compare l’ex medico e investigatore Duca Lamberti. Un giallo tosto, nella migliore tradizione del noir anni Cinquanta, che ha fatto – e continua a fare – scuola per generazioni di scrittori. Sono sicuro che se il Stephen King potesse leggerselo in una traduzione decente se ne innamorerebbe all’istante.

“I sette peccati capitali e le sette virtù capitali“ di Giorgio Scerbanenco

I 7 peccati copertina

(2010, Garzanti)

Il formato racconto nella nostra cultura editoriale ha una scarsissima diffusione, soprattutto poi se l’autore è italiano. Non voglio dilungarmi troppo sul concetto che il racconto è stata la palestra dove hanno mosso i primi passi quasi tutti i più grandi autori mondiali, e che ignorarlo significa annullare di fatto l’ambito principe in cui si formano le nuove leve: la ricchezza di racconti è il sintomo principale di una letteratura viva e fresca (la quasi nullità di riviste italiane dedicate alla pubblicazione di racconti inediti la dice lunga sullo stato della letteratura del nostro Paese). Ma torniamo a Scerbanenco: questi quattordici racconti segnano uno degli apici della narrativa italiana del secondo Novecento. Quattordici viaggi indimenticabili creati da un autore fin troppo spesso dimenticato. Assolutamente da leggere.