“Storia di una ladra di libri” di Brian Percival

Storia di una ladra di libri Loc

(USA/Germania, 2013)

Non sono molti i film che parlano della Germania vittima della Germania, ovvero di quella parte della popolazione tedesca che, nel proprio piccolo, cercò in tutti i modi possibili di arginare o limitare la follia sanguinaria del Terzo Reich.

Come questo film diretto da Brian Percival, e ispirato al best seller del 2005 “La bambina che salvava i libri” dell’australiano Marcus Zusak, che grazie anche alle splendide interpretazioni dei protagonisti – fra cui spiccano Geoffrey Rush, Emily Watson e Sophie Nélisse -, ci racconta la storia della dodicenne Liesel, abbandonata dalla madre, e adottata da Rosa e Hans Hubermann.

Nella nuova famiglia Liesel imparerà a leggere e ad amare i libri, ma siamo in Germania alle soglie della Seconda Guerra Mondiale…

Davvero un bel film di formazione, che ci ricorda – e non è mai abbastanza – l’orrore della guerra e delle discriminazioni.

“Oltre il giardino” di Hal Ashby

Oltre il giardino Loc

(USA, 1979)

La biografia di Peter Sellers racconta di come l’attore abbia dovuto penare per molti anni prima di poter portare sullo schermo il romanzo “Being There” scritto nel 1971 da Jerzy Kosinski (che da noi uscì nel 1973 col titolo “Presenze”, e anche qui complimenti al traduttore!) visto che si sentiva nel profondo portato a dare vita al suo protagonista Chance.

Ma se abbiamo dovuto aspettare tanto: comunque ne è valsa la pena! Hal Ashby, uno dei migliori registi “off Hollywood” di quegli anni, oltre a Sellers, dirige un cast strepitoso fra cui spiccano la bellissima e bravissima Shirley MacLaine e il grande vecchio Melvyn Douglas, che vince l’Oscar come miglior attore non protagonista.

Con tutto il rispetto per Douglas, grida ancora vendetta la mancata statuetta a Sellers – che era candidato come miglior attore protagonista – che in questo film sfodera la sua più grande interpretazione regalandoci un personaggio indimenticabile e simbolo dei suoi tempi più di tanti saggi e articoli.

L’attore inglese pagò l’essere sempre visto come un semplice comico/clown (nel pieno rispetto delle due arti), e per questo molti considerarono la sua strepitosa interpretazione come qualcosa di casuale.

Ovviamente, non era così: Sellers era un animale da palcoscenico e da macchina da presa come ce ne sono stati pochi altri.

Per comprenderlo meglio consiglio di vedere il film biografico “Tu chiamami Peter” di Stephen Hopkins con un grande Geoffrey Rush (c’è anche il mio post ne La Mia Cineteca).

Tornando al film, ci sarebbe da commentare le mille battute e situazioni irresistibili che formano un fantastico crescendo, ma io rimango ogni volta estasiato anche dai ciak scartati e senza sonoro che Ashby usa come sfondo ai titoli di coda: memorabili.

Alcuni trovarono, all’uscita del film, la scena finale troppo surreale, ma quando un paio d’anni dopo salì alla Casa Bianca Ronald Reagan in molti – dicono le malelingue – furono costretti a ricredersi…

“La migliore offerta” di Giuseppe Tornatore

La migliore offerta Locandina

(Italia, 2013)

Qui parliamo di grande cinema, di un grande regista che riesce a fare anche l’ottimo sceneggiatore. Si potrebbe sintetizzare il film in una sola domanda: che cos’è l’amore?

E Tornatore ce lo dice con uno stratosferico Geoffrey Rush nei panni di un caparbio e scaltro battitore d’asta e antiquario, che incontra sulla sua strada una ragazza molto particolare …

Della storia non aggiungo altro perché chi ancora non l’ha visto non si perda nulla, ma si goda al meglio storia e dialoghi, con sullo sfondo opere d’arte riprese e inquadrate superbamente. E soprattutto si interroghi alla fine sul senso di possesso che porta una persona a spendere un capitale solo per acquistare pochi centimetri quadrati di tela dipinta, per poi tenerli blindati e ammirarli in piena solitudine.

Alla presentazione del film a Rush hanno chiesto come è stato lavorare con il regista italiano, e lui ha risposto: “Tornatore è un perfezionista maniacale, ma che film!”

Questo si che è il grande cinema italiano.

“Tu chiamami Peter” di Stephen Hopkins

Tu chiamami Peter Cop

(USA, 2004)

Ci sono vite che rappresentano meglio di mille articoli o libri un’epoca, un mestiere e un momento storico; e una di queste è senza dubbio quella di Peter Sellers.

Tratto dall’omonima biografia “The Life and Dead Of Peter Sellers” il film di Hopkins – con un titolo italiano così cretino che difficilmente potrà essere superato – ricostruisce il Sellers uomo e attore come nessuno mai pubblicamente era riuscito.

Questo grazie anche alla strepitosa interpretazione di Geoffrey Rush (vergognosamente snobbato agli Oscar) che arriva a far dimenticare quasi le vere fattezze del reale Peter Sellers.

Da vedere e rivedere, come alcuni grandi film interpretati da Sellers.