“Ridammi la mano” di Ernesto Anderle

(BeccoGiallo, 2019)

Fabrizio De André ci ha lasciato in eredità splendide e indimenticabili canzoni, i cui testi dovrebbero essere studiati regolarmente nelle nostre scuole.

Versi indimenticabili che ne fanno uno dei maggiori autori italiani del Novecento. Questo per non parlare della sua bellissima e calda voce, e delle sue musiche meravigliose.

Ernesto Anderle crea dei disegni, alcuni davvero molto belli – a volte didascalici a volte quasi astratti – come sfondo delle parole del grande cantautore, sia quelle delle sue canzoni che quelle di frasi o pensieri.

Questo “Ridammi la mano” è un modo originale per rituffarsi nel grande oceano dell’opera di De André, che vive fiera, potente e soprattutto tanto attuale anche senza – purtroppo e allo stesso tempo fortunatamente… – il suo immortale autore.

Caro Fabrizio De Andrè: quanto ci manchi!

“La ‘parte’ degli angeli” di Ken Loach

La parte degli angeli Loc

(UK/Francia/Belgio/Italia, 2012)

Ogni volta che vedo un film di Ken Loach non posso fare a meno di pensare alle opere immortali di Pier Paolo Pasolini e Fabrizio De André dedicate agli ultimi della società.

Questo commovente film, ambientato nella fredda Glasgow, ci racconta la storia di Robbie (un bravissimo Paul Brannigan), figlio irrequieto della periferia che, ancora giovanissimo, ha già fatto la sua esperienza di carcere per avere massacrato di botte – sotto l’effetto della cocaina – un coetaneo per futili motivi.

Il suo destino sembra segnato dall’ambiente senza speranza in cui vive ma Leonie, la sua compagna, sta per partorire e Robbie cerca in ogni maniera di cambiare vita.

A dargli un’ultima possibilità sarà – involontariamente – l’assistente sociale Harry che lo sorveglia durante i suoi lavori socialmente utili, avvicinandolo casualmente al mondo degli estimatori dei whisky pregiati…

Una bellissima commedia della speranza nella grande tradizione del Free Cinema inglese di cui Loach è ancora e sempre il più grande e rappresentativo autore. Ogni opera del regista inglese è una grande ode civile.

E pensare che anche noi una volta facevamo film così …sob!