“I racconti del cuscino” di Peter Greenaway

(Olanda/UK/Francia/Lussemburgo, 1996)

Sei Shōnagon è stata una scrittrice e poetessa giapponese nata sul finire del primo millennio e dama di compagnia dell’imperatrice Teishi. La sua opera più famosa è “Le note del guanciale”, che raccoglie le cronache dell’aristocrazia del tempo fra ricordi, eventi, piccole cose e grandi piaceri.

Il “guanciale” si riferisce al cuscino usato dalla nobiltà del tempo per poggiare la testa senza rovinarsi l’acconciatura. Fatto il legno e con una morbida imbottitura, conteneva nel suo interno un piccolo incavo nel quale, di solito, venivano custoditi appunti e diari personali.

Il maestro gallese Peter Greenaway, alle soglie del decimo centenario dell’opera, ne realizza uno splendido adattamento cineamtografico contemporaneo ambientato fra il Giappone, Hong Kong (che allora era ancora un protettorato inglese) e la Cina.

La giovane e avvenete modella giapponese Nagiko ogni anno, per il suo compleanno, ripete il rito che suo padre esperto calligrafo faceva sempre: le disegnava sul volto gli auguri. In cerca di un calligrafo degno del padre, Nagiko cambia amanti su amanti per poi farsi scrivere ideogrammi sulla sua pelle.

Quando, a Hong Kong, incontra casualmente il giovane traduttore inglese Jerome (Ewan McGregor) Nagiko cambierà prospettiva, sarà lei a scrivere sul corpo dei suoi amanti…

Bellissima pellicola dove le immagini hanno la stessa forza e la stessa dirompenza delle parole e dove, anche a distanza di oltre venta’anni, il genio visionario di Greenaway lascia sempre sublimati.

Da vedere.

“Beginners” di Mike Mills

(USA, 2010)

La domanda del secolo, e forse del millemmio, è: quanto influenza la nostra vita sentimentale il rapporto che hanno o hanno avuto i nostri genitori? …’Na cifra! Oserei rispondere.

Su questo profondo e affatto circoscritto tema sono stati girati numerosi film e questo scritto e diretto dal graphic designer Mike Mills è uno dei migliori, basandosi su alcuni avvenimenti che hanno segnato la vita reale dello stesso Mills.

Oliver (Ewan McGregor) è un graphic designer che ha una vita sentimentale disastrosa, non riuscendo o non volendo mantenere a lungo un rapporto con una donna. Ogni volta che una relazione arriva ad un punto cruciale, Oliver non può evitare di rivivere emozioni e scene della sua infanzia passata soprattutto con la madre.

Madre che, settantenne, è morta di un tumore al cervello. Pochi giorni dopo suo padre Hal (uno stratosferico Christopher Plummer) gli confida di essere gay e che, dopo 44 anni di matrimonio ufficialmente etero, desidera vivere finalmente la sua vera sessualità.

Se all’inizio la cosa scombussola Oliver, alla fine lo illumina sui sacrifici, la costanza e soprattutto sul rispetto di se stesso e degli altri che Hal ha sempre avuto. Intanto, a una festa, Oliver incontra casualmente Anna (Mélanie Laurent) un’attrice che come lui ha un rapporto irrisolto coi propri genitori…

Davvero una deliziosa pellicola indipendete che lascia il segno. Meritatissimo Oscar come miglior attore non protagonista a Plummer.

Beginners

“I segreti di Osage County” di John Wells

Osage County Loc

(USA, 2013)

Qui parliamo di uno stratosferico cast artistico con i due premi Oscar Meryl Streep e Julia Roberts affiancate da Sam Shepard, Ewan McGregor, Juliette Lewis, Benedict Cumberbach (già il terribile Kahn ne “Into Darkness – Star Trek”, presta anche la voce al drago Smaug nella versione inglese della trilogia de “Lo Hobbit”), oltre ad altri grandi attori – soprattutto di teatro – meno noti in Italia come Margo Martindale e Chris Cooper. Il tutto diretto da John Wells, creatore e regista della serie “E.R. – Medici in prima linea” ispirata ai racconti di Michael Crichton. Ma non basta! La sceneggiatura è tratta dall’opera teatrale vincitrice del premio Pulitzer nel 2008 “Agosto: foto di famiglia” scritta da Tracy Letts. Sulla deflagrazione di una famiglia dopo “Natale in casa Cupiello” del grande Eduardo De Filippo era davvero difficile aggiungere qualcosa di nuovo, ma Letts – autore anche della sceneggiatura cinematografica – ci riesce, e pure bene. Mettici poi la bravura stellare della Streep che riesce anche ad essere affascinante nei panni di una malata di cancro con parruccone e occhiali neri, e quella della Roberts che – da grande attrice – invecchia appositamente arrotondandosi le curve e mostrando un’insopportabile ricrescita. Insomma, un grande film da vedere e godere fotogramma per fotogramma.