“Regression” di Alejandro Amenábar

(Canada/Spagna, 2015)

La domanda sorge spontanea (cit.!) come mai questa bella pellicola del regista premio Oscar (con “Mare dentro”) Alejandro Amenábar (autore fra gli altri di “Apri gli occhi”, “The Others” e “Agorà”) non ha trovato una bella distribuzione nel nostro Paese?

La risposta non può essere una sola, ma la prima che viene in mente è certamente legata al tema alquanto spinoso che affronta: il senso di colpa che può essere sfruttato per rendere succubi gli altri.

Amenàbar ci racconta i fatti – realmente accaduti nel 1990 in una cittadina agricola degli Stati Uniti – provocati dalla confessione di Angela (una sempre brava Emma Watson) una ragazza devota e assidua frequentatrice della locale chiesa cristiana, che afferma di essere vittima da anni di abusi legati a riti satanici ad opera della sua famiglia.

L’ombra di una setta satanica ramificata in ogni ambito sconvolge la comunità e al deciso e volenteroso detective Bruce Kenner (Ethan Hawke) viene affidato il compito di smantellarla. Ad assistere Kenner c’è il Professor Kenneth Raines, esperto di ipnosi regressiva che attraverso i suoi metodi avalla i racconti della ragazza…

Amenàbar, nato in Cile ma cresciuto in Spagna (patria della Santa Inquisizione), come noi italiani “confinanti” da sempre col Cuppolone, conosce bene i modi con cui una parte distorta e integralista di religiosi possa usare il senso di colpa per ghermire i fedeli.

Da vedere.

 

 

“Boyhood” di Richard Linklater

Boyhood Loc

(USA, 2014)

Vincitore di un Oscar, a Patricia Arquette come miglior attrice non protagonista; due Golden Globe, ancora alla Arquette e a Richard Linklater come miglior regista, e dell’Orso d’argento a Berlino, oltre ad altri numerosi quanto prestigiosi rifiuti nei festival di tutto il mondo, questo “Boyhood” percorre 12 anni di vita del giovane Mason (un bravissimo Ellar Coltrane), che conosciamo a 8 anni e percorriamo con lui i dodici anni che lo porteranno alla soglia dei 20. Il viaggio lo facciamo letteralmente, perché questo film è stato realizzato proprio in dodici anni. Il cast si è ritrovato a scadenze fisse, per brevi periodi e quasi annualmente. Un’esperienza simile, solo per fare l’esempio che amo di più, a quella di Francois Truffaut con il “suo” Jean-Pierre Léaud. Ma a caratterizzare questa pellicola non è solo questo virtuosismo, è la storia minimalista e quotidiana di un bambino che deve diventare adulto in mezza alle solite, comuni ma non per questo facili problematiche adolescenziali. E su questo il regista Richard Linklater ricorda nuovamente Truffaut, che aveva per i bambini e gli adolescenti uno sguardo d’amore vero e sincero, senza falsi paternalismi o fastidiosi sentimentalismi. Davvero un bel film.

“Gattaca – La porta dell’universo” di Andrew Niccol

Gattaca Cop

(USA, 1997)

Ma il destino di un uomo è davvero scritto nel suo DNA? A questa domanda risponde splendidamente il film diretto da Andrew Niccol già sceneggiatore, fra le altre cose, di “Truman Show”. G A C T sono le lettere iniziali delle quattro basi azotate che compongono il DNA: l’Adenina, la Citosina, la Timina e la Guanina: da cui il titolo GATTACA. Per la seconda parte de titolo – che esiste solo in Italia – “La porta dell’universo”, forse si tratta di uno “astuto” quanto inspiegabile richiamo al film “Stargate”, uscito qualche anno prima (che molti hanno ribattezzato “Starcagate”) e che con questa bellissima pellicola – fortunatamente – non c’entra niente.

Vincent Freeman (Ethan Hawke) – e il nome dice tutto – è uno degli ultimi nati senza l’intervento di un laboratorio specializzato nel creare esseri umani geneticamente perfetti e senza tare. E’ indiscusso quindi che il suo sogno di diventare navigatore stellare sia impossibile, la concorreza degli individui perfetti, nuova aristocrazia umana, è imbattibile. Ma la vita, nel corso dei millenni, ha sempre trovato una strada tutta sua…   Nel cast, oltre a Hawke, una bellissima Uma Thurman, un inquietante Jude Law e un grande Gore Vidal.

Da vedere ad intervalli regolari.