“Lasciali parlare” di Steven Soderbergh

(USA, 2020)

Alice Hughes (una bravissima Meryl Streep, anche se ormai sembra “ripetitivo” ricordarlo ad ogni sua interpretazione…) è una scrittrice solitaria alle prese col suo ultimo romanzo che ormai da tanto tempo non riesce a terminare, e il cui unico vero legame affettivo è suo nipote, poco più che adolescente, Tyler (Lucas Hedges).

Alice vorrebbe tanto ritirare il premio letterario che le è stato conferito in Gran Bretagna, ma non amando volare, la cosa sembra impossibile. La sua nuova agente Karen (Gemma Chan) – assistente per otto anni della sua storica agente andata da poco in pensione – le propone di attraversare in nave l’Atlantico su una crociera di lusso. La scrittrice accetta, ma a patto di portare con lei in viaggio le sue due vecchie compagne di Università che sente, ma non vede da oltre trent’anni: Susan (Dianne Wiest) e Roberta (Candice Bergen).

Durante la lussuosa crociera Alice, Susan e Roberta, assieme a Tyler e Karen, avranno modo di parlare fra loro e soprattutto con se stessi, come capita a volte in un viaggio dove il percorso diventa forse più importante della meta. Usciranno fuori così vecchi rancori irrisolti e nuove distanze che alla fine riavvicineranno quelli che si sono amati nel profondo.

Scritta da Deborah Eisenberg, questa pellicola intimista diretta da Soderbergh oltre a regalarci le ottime interpretazioni delle tra grandi protagoniste, ci parla di come sia difficile mantenere aperto il dialogo con gli altri, soprattutto con quelli a cui si tiene particolarmente, nonostante si viva e lavori fra le parole, come fa una scrittrice.

Così come Marlon Brando, anche Meryl Streep è sempre lei!

“Radio Days” di Woody Allen

(USA, 1987)

Molti critici, soprattutto quelli italiani, hanno paragonato giustamente questa malinconica e divertente pellicola di Woody Allen ad “Amarcord” di Federico Fellini.

Infatti il genio newyorkese, che non appare nel film anche se è sua la voce narrante (doppiata come sempre in maniera sublime da Oreste Lionello nella nostra versione) ci trasporta agli inizi degli anni Quaranta nel Queens, quartiere periferico della Grande Mela dove è nato e cresciuto.

E attraverso gli occhi del giovane Allan Stewart Königsberg alias Joe (Seth Green) riviviamo quegli anni funestati dall’ombra della guerra che si combatteva in Europa, e il cui centro nevralgico emozionale e culturale era la radio.

Così seguiamo la routine quotidiana che si consuma nella casa dove vive Joe assieme ai suoi genitori (la madre è interpretata da Julie Kavner, attrice che collaborerà molto con Allen e che dal 1989 dona la voce originale a Marge Simpson nei mitici “I Simpsons“) condivisa per pure ragioni economiche con gli zii Abe (Josh Mostel, figlio di Zero Mostel attore vittima del maccartismo e che con Allen ha interpretato un ruolo semi-autobiografico su quegli anni ne “Il prestanome” di Martin Ritt) Ceil e la loro figlia adolescente, zia Bea (Dianne West) eternamente in cerca della sua anima gemella e i nonni.

L’unico grande mezzo di fuga dalle fatiche e dalle delusioni della vita quotidiana è la radio attraverso la quale si possono vivere avventure e viaggi fantastici, e i cui protagonisti in realtà sono, loro malgrado, molto reali come per esempio Sally White (Mia Farrow) che da semplice venditrice di sigari nei nightclub diventa incredibilmente la protagonista di un programma radiofonico di gossip tutto suo. Cameo pregiato per Diane Keaton che si esibisce come cantante in una serata radiofonica.

Memorabile, e molto “felliniana”, è la scena in cui Joe viene portato per la prima volta al cinema ed entra nel maestoso e splendido “Radio City Music Hall” nel quale proiettano “Scandalo a Filadelfia” di George Cukor.

Per amanti di Woody Allen e nostalgici doc.

“Il corriere – The Mule” di Clint Eastwood

(USA, 2018)

L’ultima fatica di Clint Eastwood è tratta dall’articolo “The Sinaloa Cartel’s 90-Year-Old Drug Mule” di Sam Dolnick, pubblicato sul “New York Times” nel 2014, che raccontava la storia vera di Leo Sharp un ex floricoltore – che durante la presidentza di George W. Bush piantò i suoi fiori anche presso la Casa Bianca – arrestato a 87 anni per essere divenuto un corriere della droga.

Earl Stone (Eastwood) ha visto fallire, a causa di internet, la sua florida azienda di floricoltura. Ma non solo quella, la sua vita personale, infatti, è sprofondata ormai da anni. Il matrimonio con sua moglie Mary (una bravissima Dianne Wiest) è durato solo dieci anni, e il suo rapporto con la figlia Iris (Alison Estwood, vera figlia di Clint) forse anche meno. L’unico che sembra sopravvivere è quello con la nipote Ginny (Taissa Farmiga).

Senza più nulla, tranne il suo vecchio pick up Ford, Earl si presenta alla festa prematrimoniale di Ginny. Lì conosce un ragazzo che rimane particolarmente colpito dal fatto che in numerosi decenni di attività Earl, col suo furgone, non abbia mai preso una multa. Forse ha un lavoro per lui…

Bella pellicola del grande Eastwood che ci racconta l’ascesa agli inferi di un uomo che ha cercarto di “…essere qualcuno da un’altra parte invece del fallimento che era a casa sua…” e che passati abbondatemente gli ottant’anni imbocca la strada del crimine, non essendo un uomo “…da piano B”.

Crepuscolare, intimista ma senza sconti, anche questa volta il duro Eastwood non sbaglia il colpo.

Nel cast anche Bradley Cooper e Andy Garcia.