“Tron” di Steven Lisberger

(USA, 1982)

Scritto da Bonnie MacBride insieme allo stesso Steven Lisberger, “Tron” è il primo film nella storia della Disney che si avvale dell’uso della computer grafica. Ma di primati ne contiene anche altri, è il primo film che ipotizza infatti – forse allora con un po’ di ingenuità – quanto i computer sarebbero divenuti indispensabili nelle nostre vite quotidiane.

Quando uscì nelle nostre sale, molti lo videro semplicemente come film di fantascienza, visto che agli inizi degli Ottanta, in Italia, era impensabile che un conto in banca o un’assicurazione fosse gestita da un programma per computer.

L’avventura di Kevin Flynn (Jeff Bridges), primo creativo nella storia a essere “risucchiato” nella vita virtuale di un enorme database, possiede ancora il suo fascino. Così come la contraddizione del titolo “Tron” (che il regista e sceneggiatore ha dichiarato provenire dalla contrazione della parola “ElecTRONnics”) che non si riferisce al protagonista, Flynn appunto, ma al programma che sconfiggerà il perfido Master Control Program creato dall’infingardo e subdolo Ed Dillinger (David Warner, fra i più cattivi di sempre).

Altra grande contraddizione del film è che nel mondo virtuale creato col computer, i personaggi che in esso si muovono, filmati in bianco e nero, sono stati ricolorati a mano, uno per uno e fotogramma per fotogramma, per dare l’effetto allora incredibile – e ancora oggi affascinante – delle linee luminose dei loro costumi.

Per la chicca: come consulente della Disney venne chiamato un giovane e sconosciuto Tim Burton.

“L’uomo venuto dall’impossibile” di Nicholas Meyer

(USA, 1979)

Herbert George Wells è stato uno dei più grandi scrittori di fantascienza della storia, uno dei più geniali e innovatori, proprio come Jules Verne. Molte delle invenzioni descritte nei suoi romanzi poi sono state realmente realizzate. Ma, a differenza di Verne, Wells preannunciò anche l’idea di socialismo, tema al centro della sua opera più famosa: “La macchina del tempo” del 1895.

Proprio dal suo romanzo più famoso lo sceneggiatore e regista Nicholas Meyer (già autore di script di film come “Shlerock Holmes: soluzione settepercento”, “Ster Trek II: l’Ira di Kahn” e “Rotta verso la Terra”) si basa per scrivere questo “L’uomo venuto dall’impossibile” che poi dirigerà.

Nel 1893 le notti di Londra sono insanguinate dal feroce e misterioso Jack Lo Squartatore a cui tutta Scotland Yard dà inutilmente la caccia. Intanto, nel suo studio, lo scrittore  e scienziato Herbert George Wells (Malcom McDowell) presenta ai suoi più stretti amici la sua nuova invenzione: la macchina del tempo. E proprio quando giunge – in ritardo – l’ultimo ospite, il medico chirurgo John Stevenson (un cattivissimo David Warner che poi sarà il cattivo anche in “Tron”), Wells annuncia il suo prossimo viaggio inaugurale nel tempo. Ma la Polizia irrompe: sono sulle tracce di Jack Lo Squartatore che alcuni testimoni affermano di aver visto entrare in casa Wells. Ormai non ci sono dubbi: Stevenson è l’assassino più efferato nella storia dell’Inghilterra vittoriana, ma del medico non ci sono più tracce. Solo Wells intuisce dove è fuggito: nel futuro, usando la sua macchina del tempo. Allo scrittore e scienziato non rimane altro che inseguire il sanguinario dove si è diretto: nel 1979…

Geniale thriller fantasy che anticipa non pochi elementi che saranno portanti del cinema anni Ottanta. Il display della mitica Delorean di “Ritorno al Futuro” ricorda tanto quello della macchina del tempo di questo film. Così come la caccia a un serial killer e soprattutto le difficoltà di chi, suo malgrado, è costratto a cacciarlo, elemento che avrà il suo apice ne “Il silenzio degli innocenti”. Ma, soprattutto, la decadenza e la corruzione dei costumi e della società che Wells, nei suoi scritti ha sempre temuto e contrastato con il socialismo ideale, e che invece Meyer costringe lo scrittore a vivere per inseguire un mostro che credeva, illudendosi, figlio solo del suo tempo.

Oltre a questo, “L’uomo ventuo dall’impossibile” – il cui titolo originale è “Time After Time”, che ha un significato ben diverso… – è davvero ancora affascinante con colpi di scena degni del grande cinema.

L’uomo venuto dall’impossibile