“Bianco letale” di Robert Galbraith

(Salani Editore, 2019)

La stessa J.K. Rowling, nei ringraziamenti alla fine di questo libro, ammette che si tratta della sua opera più strutturata e complessa, scritta in contemporanea ad altre.

Ed infatti “Bianco letale” è senza dubbio l’inchiesta più complicata di Cormoran Strike che, insieme alla “sua” Robin Ellacott, deve affrontare e risolvere la morte – forse un suicidio… – di un alto membro del Governo di Sua Maestà.

Tutto ha inizio un giorno quando Billy, un ragazzo con evidenti problemi psichici, entra nell’ufficio di Strike annichilito da quello a cui ha assistito qualche tempo prima: qualcuno ha strangolato una bambina, o forse un bambino, e lo ha seppellito avvolgendolo con una coperta rosa. Travolto dai suoi stessi terribili ricordi Billy poi scappa…

Sono un fan sfegatato della Rowling, così come ovviamente del suo pseudonimo Robert Gailbraith e quindi anche di Cormoran Strike. Ma questa sua ultima avventura è sinceramente un tono sotto le altre. La storia del delitto e quella della sua definitiva ricostruzione si sviluppano un pò troppo artificiosamente, cosa davvero singolare per la Rowling.

Ma, nonostante ciò, la creatrice di Harry Potter in molte pagine dimostra comunque di essere davvero una scrittrice eccezionale, e quindi vale sempre la pena leggere un suo libro.

“Il baco da seta” di Robert Galbraith alias J. K. Rowling

Il baco da seta Cop

(2014, Salani)

Eccoci alla seconda avventura del detective privato Cormoran Strike, reduce della guerra in Afghanistan e figlio illegittimo della grande rock star Johnny Rockeby, nonché frutto del genio di J. K. Rowling che per lui usa lo pseudonimo di Robert Galbraith.

Forse non avrà la stessa potenza narrativa del primo (“Il richiamo del cuculo”), ma Strike è sempre un eroe tosto e fascinoso che combatte contro le ingiustizie e, soprattutto, contro il feroce dolore che la protesi alla sua gamba (parte della quale è rimasta in Afghanistan) spesso gli procura.

Mettiamoci poi che questo sanguinoso “Baco da seta” è ambientato nel mondo dell’editoria inglese che, come probabilmente tutte le altre editorie planetarie, è pieno di geni ma anche di squali e potenziali assassini.

Parlando di editoria va sottolineato come la Rowling, a differenza di molti famosi autori nostrani per i quali è peccato mortale anche solo pensare al termine “ebook” (accettando però di buon grado che l’edizione digitale del loro ultimo libro abbia vergognosamente lo stesso prezzo, o quasi, di quella cartacea), parli serenamente di edizioni digitali e di autopubblicazione on line.

“Il richiamo del cuculo” di Robert Galbraith alias J. K. Rowling

Il richiamo del cuculo Cop

(Salani, 2013)

Alla sua uscita questo bel giallo, esordio dello sconosciuto Robert Galbraith, ha venduto poco più di mille copie.

E il numero sarebbe cresciuto al massimo di un paio d’unità se qualcuno non avesse reso pubblica la vera identità del suo autore: J.K. Rowling, la geniale creatrice di Harry Potter. 

Da quel momento il libro è diventato un best seller. L’episodio la dice lunga su quanto purtroppo, e troppo spesso, la qualità non è direttamente proporzionale alle vendite.

Lo dico soprattutto perché “Il richiamo del cuculo” è davvero un ottimo giallo con un protagonista strepitoso, Cormoran Strike ottimamente costruito, tanto interessante quanto irrisolto nell’animo e che rimane impresso nella mente anche terminata l’ultima pagina.

Senza conoscere la vera identità dell’autore, già dalle prime pagine, emergono subito le sue grandi doti narrative tipiche di uno scrittore di razza: ma nessun “geniale” critico le ha notate.

Senza marketing o apparizioni televisive queste cose non contano… ma sarà sempre così?