“L’altro capo del filo” di Andrea Camilleri

(Sellerio, 2016)

Mentre la sua Vigàta è meta quotidiana di sbarchi notturni di poveri e disperati migranti, che attraversano il mare in cerca di una speranza che troppo spesso si trasforma in un abisso senza fondo – che inghiotte soprattutto donne e bambini – o in centri d’accoglienza, il Commissario Montalbano è quasi testimone del brutale assassinio di Elena, un’avvenente sarta da qualche anno trasferitasi in città.

A mandarlo da Elena, pochi giorni prima del delitto, è stata Livia. I due sono invitati ad una cerimonia e Salvo aveva bisogno di un vestito nuovo.

Montalbano così si trova attore principale – come sempre – nell’indagine dell’omicidio della donna, che da viva era davvero molto affascinante, ma nascondeva un fitto mistero alle spalle…

Con il maestro Camilleri, il semplice incastro investigativo ha forse poca importanza, quello che conta e che rende unico il “poliziotto” di Vigàta, sono le atmosfere, i personaggi disegnati e gli occhi di Montalbano che sanno guardare il mondo come pochi altri…

Da leggere. Come sempre.

 

“A ciascuno il suo” di Leonardo Sciascia

Ciascuno il suo Cop

(Adelphi, 1988)

Quando il 20 novembre del 1989 Leonardo Sciascia ci lasciava, ammetto che non compresi davvero l’entità della perdita che la cultura italiana stava affrontando. Oggi parlare di mafia è considerato un dovere e un diritto, ma Sciascia, durante la sua vita, dovette confrontarsi con una società e, soprattutto, con uno Stato che granitico affermava indignato: ”LA MAFIA NON ESISTE”. Ma oltre a questo grande merito sociale, di cui non si parla mai abbastanza, i libri di Sciascia sono sublimati dall’ironia, quell’ironia che è uno degli indiscutibili pregi della Sicilia, che ha contribuito a rendere così famoso il commissario Montalbano di Camilleri (che di Sciascia si è sempre dichiarato un seguace). Tutta l’ironia di “A ciascuno il suo” – ma soprattutto quella della sua ultima pagina – rappresenta uno degli apici della nostra letteratura.