“Tolo Tolo” di Checco Zalone

(Italia, 2020)

Checco Zalone, al secolo Luca Medici, dopo quattro film (diretti da Gennaro Nunziante) come protagonista e autore della sceneggiatura passa anche dietro la macchina da presa, e ci racconta una delle tragedie del nostro tempo: l’immigrazione clandenstina dal continente africano verso l’Europa.

Ma soprattutto Zalone – che ha scritto la sceneggiatura insieme a Paolo Virzì – ci narra le miserie di noi europei, e in particolare di noi italiani, che non sopportiamo più le continue “invasioni” dal mare.

Senza pietà per nessuno Luca Medici descrive come il nostro popolo, che certo economicamente non se la passa poi così bene – e anche se è abbastanza semplice individuare i responsabili, questo non è l’ambito giusto per citarli… – così preoccupato di sbarcare il lunario diventa facile preda di rigurciti fascitoidi e razzisti che lo portano ad individuare nell’uomo “nero” (tradizionalmente poi sessualmente più dotato…) il responsabile di tutto.

Così – per la felicità di pochi scaltri – non si accorge che a succhiargli il sangue è lo stesso uomo “bianco” che sfrutta anche i poveri immigrati che cercano solo una vita il più possibile dignitosa.

Con varie esileranti battute e gag alla Zalone – alcune davvero taglienti e senza sconti – “Tolo Tolo” ci gira a forza la faccia verso una tragedia devastante che si continua a consumare alle nostre porte, e che avrà conseguenze per molti decenni, ma che molti vogliono colpevolmente considerare su un’altra galassia.

E allora, dopo la sequenza finale con tanto di cartoni animati, non possiamo che parafrasare Dalla e De Gregori (quest’ultimo presente nella colonorra sonora del film con la sua “Viva l’Italia”) sussurrando: “…E piangendo ci viene da ridere…“.

“Cose dell’altro mondo” di Francesco Patierno

Cose altro mondo Cop

(Italia, 2011)

I drammi legati all’immigrazione purtroppo fanno parte della cronaca quotidiana del nostro Paese.

Nonostante questo c’è ancora chi si aggrappa alla becera paura del diverso per fare campagna elettorale, o semplicemente per meri interessi personali. E allora, con spirito ironico – lontano ovviamente dalle tragedie recenti – in questo film in una notte scompaiono tutti gli immigrati della regione (che sembra proprio il Veneto).

Finalmente liberi da extracomunitari, gli italiani veri potranno tornare a rimpossessarsi del loro fantastico territorio senza essere costretti a dividerlo con altri?

…Ovviamente no, anzi, a partire da quella notte nasceranno nuovi problemi che a me hanno posto la fatidica domanda: ma dobbiamo davvero essere grati a Camillo Benso conte di Cavour?

Una commedia divertente e amara che purtroppo è passata quasi inosservata al cinema, nonostante il bel cast: Valerio Mastandrea, Valentina Lodovini e un cattivissimo Diego Abatantuono xenofobo da tv.

Ma diciamocelo chiaramente: davvero in Italia si può parlare così di un argomento simile e riscuotere tanto successo?

Il clamoroso successo di “Sole a catinelle” di Nunziante con Checco Zalone è la esilerante eccezione che conferma la regola.

“Sole a catinelle” di Gennaro Nunziante

Sole a catinelle Cop

(Italia, 2013)

Potete dire tutto quello che vi pare, ma al momento, e almeno negli ultimi 30 anni, nessuno – attore comico o tragico che sia – è riuscito a raccontare in maniera lucida e cattiva la nostra società, facendo ridere e avendo un così clamoroso successo come Checco Zalone.

Per questo echeggiano commenti d’approvazione da tutte le parti, comprese quelle politiche – alcune delle quali inneggiando addirittura all’indiscutibile e positiva empatia fra il protagonista del film e illustri statisti, inneggi ai quali ovviamente abboccano solo i pochi talebani radical chic rimasti in circolazione.

Insomma “Sole a catinelle” è un film che critica causticamente, deridendole senza pietà, tutte le parti della nostra società che hanno contribuito e contribuiscono a renderla così come è (ai posteri, se mai riusciranno a sbarcare il lunario, l’ardua sentenza).

Ed è per questo, e per il suo stratosferico successo, che mette molti a disagio. E poi io mi sono sbellicato dalle risate come non succedeva da anni …colpa della crisi!