“I cinque volti dell’assassino” di John Huston

(USA, 1963)

In questa pellicola si vede tutta la mano geniale, spettacolare e soprattutto ironica di un maestro di Hollywood come John Huston.

Tratto dal romanzo “I nove volti dell’assassino” pubblicato nel 1960 dall’inglese Philip MacDonald (il cui titolo originale  è “The List of Andrian Messenger”, esattamente come il film in originale, mentre da noi è stato preso spunto dal titolo italiano del romanzo, sottraendo quattro volti…) “I cinque volti dell’assassino” è davvero un omaggio del cinema al cinema. Perché al centro della storia c’è il travestimento, il mascherarsi e farsi passare per un’altra persona.

Forse per il suo lavoro di scrittore o semplicemente per il suo intuito, Adrian Messenger è rimasto colpito da alcune morti che ufficialmente sono state ritenute accidentali. Poche ore prima di salire su un aereo confida i suoi dubbi al vecchio amico Anthony Gethryn (George C. Scott) da poco ritiratosi dal MI5.

Il veivolo di Messenger esplode in volo sull’oceano e lui si ritrova agonizzante appeso ad un relitto assieme ad un altro superstite, il francese Raoul Le Borg. Dopo aver pronunicato una misteriosa serie di nomi, Messenger muore per le ferite riportate.

Tratto in salvo Le Borg racconta alle Forze dell’Ordine le ultime parole dell’inglese. Per rispetto all’amico deceduto, Getrhyn assiste alla dichiarazione e riconosce in Le Borg l’alleato della Resistenza con cui spesso collaborò lungo la Seconda Guerra Mondiale.

Grazie a questa vecchia amicizia ritrovata, i due riescono a scoprire che il comune denominatore della lista dei nomi è la Birmania, dove durante l’ultimo conflitto si è consumato un vile e meschino tradimento…

Ma a Huston l’intricata trama del romanzo evidentemente non bastava, e così pensò ad una trovata pubblicitaria che fece epoca. Oltre a mascherare più volte Kirk Douglas, face truccare in maniera davvero fuorviante anche altre quattro grandi star del cinema: Tony Curtis, Robert Mitchum, Frank Sinatra e Burt Lancaster facendogli poi interpretare ruoli secondari. E il tocco magico di Huston ce lo rivela solo dopo i titoli di coda, altro elemento innovativo del film e poi successivamente più volte imitato.

Per la chicca: l’attore americano Jan Merlin ha scritto nella sua autobiografia di aver interpretato “clandestinamente” truccato nel film alcuni ruoli poi attribuiti a Douglas, ma a proposito di volti nascosti dietro le maschere potete credere o no a Merlin… così è se vi pare!

“Un uomo a nudo” di Frank Perry e Sidney Pollack

(USA, 1968)

Non credo ci sia un altro personaggio cinematografico degli anni Sessanta che rappresenti meglio il declino e il fallimento del sogno americano, iniziato durante il New Deal rooseveltiano, del Ned Merrill di questo bel film.

Tratto dal racconto “The Swimmer” di John Cheever, “Un uomo a nudo” si svolge durante una bella giornata estiva in una contea ricca e florida alle porte di New York. La zona è seminata dl splendide ville, molte delle quali hanno una lussuosa piscina, nuovo status symbol dell’upper class americana.

Proprio nei pressi di una di queste arriva, indossando solo un costume, Ned Merrill (un grande Burt Lancaster) apparentemente un uomo di successo e amato da tutti che, col permesso dei padroni di casa, si tuffa per fare un bagno. Una volta uscito Ned ha un’idea: attraversare la contea nuotando nella piscina di ogni villa che lo separa dalla sua ricca magione.

Ma in ogni piscina che attraversa Ned farà i conti con se stesso e il suo passato che drammaticamente lo hanno portato al fallimento lavorativo e umano.

Splendido e bravo come sempre Lancaster che recita con addosso solo un costume, e a 55 anni suonati mostra un fisico perfetto. La produzione fece rigirare a Sidney Pollack due scene, fra cui quella fondamentale dell’ultima piscina. Davvero un grande Lancaster e davvero un gran bel film.