“Un provinciale a New York” di Arthur Hiller

(USA, 1970)

Già dai titoli di testa questa deliziosa commedia – il cui titolo originale è “The Out-of-Towners” che tradotto letteralmente sarebbe “I fuoricittà” – scritta dal grande Neil Simon, ci pone l’amletica dicotomia fra lo stile di vita della grande e nevrotica città e quello mite e pacifico della provincia.

Così approdiamo nella piccola cittadina dell’Ohio dove vive la famiglia Kellerman, proprio mentre George (un sempre grande Jack Lemmon) e Gwen (una bravissima Sandy Dennis) stanno salutando i loro figli per andare all’aeroporto dove prenderanno il volo che li porterà a New York. Nella Grande Mela, infatti, George è atteso per un colloquio di lavoro importantissimo. Lui al momento è il capace responsabile della succursale dell’Ohio di una grande azienda che produce elementi plastici di precisione, e l’amministratore delegato lo vuole a New York, nella sede centrale, come vice presidente.

Ma il suo carattere ansioso e la sua ulcera non sembrano adatti alla vita irrefrenabile di una grande città come New York, nonostante l’indole sempre conciliante e pacifica della sua compagna di vita e madre dei suoi figli. E se poi ci mettiamo che la Grande Mela non fa sconti a nessuno, già prima di atterrare, la situazione diventa esplosiva…

Originale e spassosa commedia che è una sorta di versione comica e leggera de “I giganti uccidono” diretto da Fielder Cook nel 1956, con in più il magico tocco dell’inarrivabile Neil Simon. Da ricordare i due grandi interpreti che ci fanno passare assai velocemente 94 minuti davvero divertenti e ironici. A proposito degli interpreti bisogna sottolineare la grande bravura della Dennis che riesce a eguagliare lo stratosferico Lemmon, dimostrandosi una “spalla” esemplare (anche se in questo caso è un termine davvero riduttivo) che nulla ha da invidiare, per esempio, al magistrale Walter Matthau che come spalla di Lemmon in “Non per soldi ma per denaro” del 1966 vinse l’Oscar come miglior attore non protagonista.

Nella nostra versione è impossibile non ricordare Giuseppe Rinaldi che dona in maniera meravigliosa la voce a Lemmon, così come la bravissima Maria Pia Di Meo alla Dennis.

Per la chicca prima: il “girotondo”, cioè il sorvolamento circolare sopra New York degli aerei di linea che spesso durava molte ore e causato dall’enorme traffico che investiva soprattutto negli anni Sessanta e Settanta l’aeroporto internazionale “J.F.K.” e di cui i Kellerman sono vittime, è lo stesso alla base del testo della canzone “Arthur’s Theme (Best That You Can Do)” scritta da Peter Allen W. e Burt Bacharach nonché cantata da Christopher Cross e appartenente alla colonna sonora del film “Arturo” (canzone vincitrice dell’Oscar e del Golden Globe, nonché nota in tutto il mondo). Nello specifico proprio del verso del ritornello “When you get caught between the Moon and New York City…” scritto da Allen proprio sull’aereo che da ore sorvolava New York in attesa di avere una pista libera per atterrare.    

Per la chicca seconda: a interpretare il cortese addetto della compagnia aerea che a Boston comunica ai Kellerman lo smarrimento del loro bagaglio è l’attore Billy Dee Williams che qualche anno dopo vestirà i panni di Lando Carlissian nella saga di “Guerre Stellari”.

“Appartamento al Plaza” di Arthur Hiller

(USA, 1971)

Il maestro Neil Simon ci parla di matrimonio, e lo fa con tutta la sua ironia, sagacia e ovviamente cattiveria. E’ lui stesso a scrivere la sceneggiatura di questo adattamento del suo omonimo lavoro teatrale “Appartamento al Plaza”.

Il grande e famoso hotel di New York non è più quel lussuoso paradiso sulla terra delle scene iniziali di “A piedi nudi nel parco”. C’è stata la contestazione (…sob…) che comunque ha messo in crisi le fondamenta della società e della famiglia tradizionale, e fra queste in primis il matrimonio.

Così Simon ci racconta in tre episodi il matrimonio fallito, quello tradito e quello temuto. A vestire i panni dei tre protagonisti maschili è uno strepitoso Walter Matthau che qui sembra nato apposta per interpretare Neil Simon.

Sue compagne di scena sono: una bravissima Maureen Stapleton (Oscar come miglior attrice non protagonista per “Reds”) nei panni della moglie fallita. Barbara Harris (nota attrice comica di teatro e collega nella Broadway dei primi anni Sessanta di attori come Elaine May o Mike Nichols) in quelli della moglie traditrice. E Lee Grant (Oscar come migliore attrice non protagonista per “Shampoo”) in quelli della madre di una ragazza che teme il matrimonio, visto come è diventato quello dei suoi genitori…

Se Neil Simon è sempre lui, Walter Matthau – qui doppiato superbamente da Gianrico Tedeschi – è inarrivabile.

“Non guardarmi: non ti sento” di Arthur Hiller

(USA, 1989)

Nella cultura britannica, anche al di là dell’oceano, si parla di disabilità in maniera molto più onesta, rispettosa e sincera, al contrario di come invece spesso e purtroppo ne parliamo generalmente noi. Questo ovviamente vale anche per il cinema, e questo “Non guardarmi: non ti sento”, che festeggia quasi i trent’anni, è un ottimo esempio.

Perché se si considera la disabilità un tabù, fra tutti i grandi limiti che si hanno nel cervello, ci sarà anche quello di non riuscire a riderci. Ovviamente intendo ridere non sulla disabilità, ma sui preconcetti e i pregiudizi che questa, nelle menti più ottuse o semplicemente più impaurite, comporta.

Così non si potrà apprezzare questa divertente commedia anni Ottanta, con due mostri sacri della comicità americana come Gene Wilder e Richard Pryor, che parte proprio dai pregiudizi che hanno un non vedente e un non udente sulle loro rispettive disabilità.

Wallace “Wally” Karue (Richard Pryor) ha perso la vista a causa di un ubriaco che lo ha investito e fa di tutto per non sembrarlo. Così si reca al colloquio per un posto di commesso presso l’edicola di David “Dave” Lyons (Gene Wilder), che a causa di una grave forma di scarlattina, nell’arco di alcuni anni, ha perso completamente l’udito.

A cambiare le loro vite ci penseranno l’avvenente Eve (Joan Savarance) e il perfido Kirgo (un giovanissimo e sconosciutissimo Kevin Speacy) due killer senza scrupoli alla ricerca di un’antica e preziosissima moneta…

Scritto da Earl Barret, Arne Sultan e Marvin Worth, e diretto da uno dei grandi artigiani di Hollywood come Arthur Hiller (Oscar umanitario nel 2012), questo “Non guardarmi: non ti sento” ancora diverte, grazie anche ai suoi due straordinari protagonisti.

A proposito di Richard Pryor, è giusto ricordare che ha interpretato questo film un paio di anni dopo che i medici gli diagnosticarono una grave forma di sclerosi multipla, malattia che lo uccise nel 2005. E poi dite che non sapeva affrontare la vita con spirito…

“Una strana coppia di suoceri” di Arthur Hiller

(USA, 1979)

Ci sono commedie leggere che rimangono indimenticabili, anche senza sviscerare temi o situazioni da prima pagina. E questa diretta da Arthur Hiller (regista artigiano di film come “Love Story”, “Un provinciale a New York” e “Non guardarmi: non ti sento”) alla fine degli anni Settanta è un esilarante esempio.

Il razionalissimo, e forse un po’ nevrotico, dentista Sheldon Kornpett (una fantastico Alan Arkin) ha tutto sotto controllo nella vita. Il suo lavoro, il suo studio e soprattutto la sua vita privata fatta dalla moglie Carol e dalla sua unica figlia Barbara, che frequenta i college più esclusivi.

I problemi arrivano quando la sua “bambina” decide di sposarsi con Tommy Ricardo, un compagno di studi. Infatti, l’incontro tra futuri consuoceri lascia tremendamente perplesso Sheldon, visto che il padre di Tommy, Vince (un altrettanto fantastico Peter Falk) è un tipo molto strano, che racconta cose molto strane.

Il giorno dopo Vince piomba nello studio del dentista e gli chiede di seguirlo solo per un paio di minuti, ha bisogno del suo aiuto per risolvere un piccolo problema logistico…

Il povero Sheldon, a causa di Vince, finirà inseguito dai Federali, e nel bel mezzo di un complotto internazionale…

Fra mille gag e battute divertenti, quello che è ancora oggi irresistibile è lo scontro fra i due protagonisti, il calmo ma mai domo Vince, e il nevrotico e incredulo Sheldon.

Questo soprattutto grazie ai veri talenti dei due protagonisti, attori di gran classe. Se Alan Arkin ha vinto l’Oscar nel 2007, come miglior attore non protagonista nei panni del nonno tossicodipendente in “Little Miss Sunshine”, giusto riconoscimento a una lunga carriera fatta soprattutto di pellicole di qualità; è inspiegabile invece perché Peter Falk non ne abbia mai vinto uno.

Per la chicca: nel 2003 Andrew Fleming gira il remake dal titolo in italiano “Matrimonio impossibile” (quello originale rimane lo stesso) con Michael Douglas nei panni del personaggio interpretato da Falk, e Albert Brooks in quelli di Arkin.