“Vestito per uccidere” di Brian De Palma

(USA, 1980)

Questo film, da molti considerato uno dei migliori – se non il migliore – del grande Brian De Palma, è allo stesso tempo uno dei più riusciti e coinvolgenti omaggi al maestro del brivido – e non solo – Alfred Hitchcock.

Kate Miller (una splendida e davvero seducente Angie Dickinson) è una casalinga di mezza età, frustrata dal rapporto col suo secondo marito. Il primo, molti anni prima, è morto in Vietnam e le ha lasciato Peter (Keith Gordon) un adolescenze solitario e molto nerd. Per superare la proprie insicurezze è in cura dal Dott. Robert Elliott (un sempre bravo Michael Caine) e proprio dopo una seduta con lui, Kate cede alle lusinghe di uno sconosciuto e – per la prima volta in vita sua – vive un’avventura extraconiugale.

La sera stessa, mentre il suo amante sconosciuto dorme, Kate cercando carta e penna per lasciargli un biglietto, scopre che l’uomo ha da poco contratto la sifilide. Sconvolta, esce rapidamente dall’appartamento ma, ancora nell’ascensore, si rende conto di aver lasciato il suo anello di diamanti dall’uomo. Quando le porte dell’ascensore si aprono al piano da dove era salita, Kate viene aggradita da una donna con una folta chioma bionda e con un grande paio di occhiali da sole, che la massacra con un rasoio.

Nella foga della violenza, la bionda non si rende conto che l’ascensore si ferma a un piano dove sulla soglia c’è Liz Blake (Nancy Allen), una giovane e avvenente escort col suo cliente che però fugge subito via. Liz, turbata, non riesce a far altro che raccogliere il rasoio insanguinato.

Alla centrale, il detective Marino (Dennis Franz, che qualche anno dopo diverrà famoso per il ruolo di Andy Sipowicz nella serie tv “NYPD – New York Police Department”) non le crede e, per accettare il suo alibi, pretende che la ragazza porti davanti a lui il suo cliente. La situazione per Liz sembra disperata, ma ad aiutare lei e la Polizia a individuare il vero colpevole ci pensa Peter…    

Come sempre De Palma – autore anche del soggetto e della sceneggiatura – mette il cinema nel cinema in questo che, assieme a “Omicidio a luci rosse”, è uno dei suoi più carnali e struggenti film, intriso di una hitchcockiana sensuale morbosità, che richiama “Vertigo” su tutti.

Alla sua uscita accese aspre polemiche per l’inserimento di scene di nudo e sesso che molti trovarono “gratuite” e da film hard. E, soprattutto, scandalizzò allora l’uso – mantenuto riservato fino all’uscita del film – di una controfigura per i primi piani del seno e del sesso della Dickinson. La polemiche durarono molto sulla stampa americana, tanto di portare provocatoriamente De Palma a girare “Omicidio a luci rosse” nel 1984, ambientato appunto nei set del cinema hard, e con una scena proprio di “doppiaggio” del seno della protagonista.

Polemiche (allora più o meno giustificate, anche se oggi con tutto quello che è passato in mezzo fanno un pò sorridere) a parte, “Vestito per uccidere” è davvero un gran bel film. Bella colonna sonora firmata da Pino Donaggio e scena finale – come quasi tutte quelle firmate da De Palma – da brivido e antologia del cinema.

Vestito per uccidere

“Contratto per uccidere” di Don Siegel

(USA, 1964)

Qui, gente, parliamo di uno dei capolavori della cinematografia mondiale, uno di quei film che hanno fatto la storia del cinema e che sono stati copiati – e ancora oggi lo sono – per la loro bellezza, il loro ritmo e il loro fascino.

Dallo stesso racconto “The Killers” di Ernest Hemingway, nel 1946 Robert Siodmak dirige “I gangsters” con Burt Lancaster e Ava Gardner. Bel film, ma niente a che vedere con questo capolavoro che il maestro Don Siegel gira quasi vent’anni dopo.

Siegel (che per la cronaca si è laureato a Cambridge), preso in considerazione proprio per girare “I gangsters”, sconvolge il racconto di Hemingway che trova folgorante all’inizio ma, giustamente, deludente alla fine. E così riduce i flashback e costruisce una storia intorno ad un uomo che davanti ai suoi assassini non ha la minima voglia di scappare.

Charlie (uno straordinario Lee Marvin da Oscar, ma che vince solo il BAFTA) e il suo giovane socio Lee (Clu Gulager) fanno irruzione in un istituto per non vedenti. Il loro obiettivo è l’insegnante di meccanica Johnny North (un bravissimo e irrequieto John Cassavetes) che freddano nell’aula in cui sta insegnando, senza nessuna difficoltà. Anzi, l’uomo avvertito del loro arrivo, non fugge e aspetta la morte senza ribellarsi. La cosa insospettisce troppo Charlie che decide di scoprire la storia di North e soprattutto chi li ha pagati per ucciderlo…

Nel cast deve essere ricordata anche la bravissima e bellissima Angie Dickinson, fra le dive più eleganti e attraenti di Hollywood, nello splendido ruolo di Sheila, una Dark Lady come poche altre. Mentre nella parte dell’astuto e feroce Jack Browning c’è Ronald Reagan alla sua ultima interpretazione di rilievo prima di intraprendere, pochi mesi dopo, la carriera politica che lo portò ad essere prima Governatore della California e poi Presidente degli Stati Uniti. Se questo non è l’ambito per parlare delle sue capacità di statista (delle quali ancora oggi comunque paghiamo le drammatiche conseguenze) la recitazione statica, inespressiva e obsoleta di Reagan – che già mostra quella tinta mogano scuro che poi ostenterà in tutte le foto dalla Stanza Ovale nel corso dei suoi due mandati – è davvero l’unico neo del capolavoro di Siegel.

Questo “Contratto per uccidere“ doveva essere il primo vero e proprio film realizzato interamente per la televisione, ma una volta montato venne considerato troppo “audace” e violento e così distribuito nelle sale con tanto di censura.

Ogni fotogramma merita di essere ricordato, ma la scena finale è una delle più strepitose e suggestive di tutto il cinema.

Quanto è stato copiato? Vincent e Jules, i personaggi che interpretano John Travolta e Samuel L. Jackson in “Pulp Fiction”, tanto per fare un esempio, Quentin Tarantino secondo voi da chi li ha “presi”?

Un capolavoro assoluto.