“Come vinsi la guerra” di Buster Keaton

(USA, 1926)

Questa è una delle pietre miliari del cinema muto, e non solo. Considerato da molti il capolavoro del grande Buster Keaton, “Come vinsi la guerra” (“The General” in originale) girato nel 1926, è ancora oggi pieno di trovate fantastiche e spettacolari.

Qui Keaton – e soprattutto la sua espressione glaciale e distaccata – trova il suo apice. Con inquadrature e sequenze mozziafiato sull’orlo di una locomotiva lanciata a folle corse sui binari (senza controfigure o modellini) Keaton ci spiega – come se fosse la cosa più semplice del mondo – come far ridere facendo acrobazie mortali.

La sceneggiatura del film, scritta dallo stesso Keaton assieme a Clyde Bruckman, Al Boasberg e Charles Smith, si ispira al libro “The Great Locomotive Chase” di William Pittenger, (1840-1904) reduce della guerra di secessione americana, che racconta la storia vera del raid su rotaia a cui partecipò sotto la bandiera dell’esercito confederato.

Johnnie Gray (Keaton) è un giovane ferroviere che ama due cose nella vita: “The General” la locomotiva che pilota e Annabelle Lee (Marion Mack). Allo scoppio della guerra civile il fratello e il padre di Annabelle si arruolano nell’esercito confederato, e Johnnie vorrebbe imitarli, ma il suo lavoro è troppo utile agli Stati del Sud e viene scartato. La cosa suscita grande tristezza e biasimo in Annabelle tanto che non vuole più rivederlo.

La guerra ormai è nel pieno e un manipolo di spie nordiste si infiltra nella cittadina in cui vive Johhnie. Con uno stratagemma i manigoldi riescono a rubare il treno trainato da “The General” nel quale viaggia anche Annabelle. Per Johnnie il doppio affronto è intollerabile e da solo parte all’inseguimento dei suoi due amori rapiti…

La grandezza e la modernità di Buster Keaton, se ce ne fosse bisongo, ce la sottolineano le numerose gag da lui create per questo film e ancora oggi abbondantemente scopiazzate.

Per la chicca: l’edizione italiana che si trova in commercio ha la colonna sonora curata da Stefano Bollani.

Come vinsi la guerra