“Alice e il sindaco” di Nicolas Pariser

(Francia/Belgio, 2020)

Paul Théraneau (un bravissimo, come sempre, Fabrice Luchini) è il sindaco di Lione, una delle città più importanti della Francia, ovviamente dopo la capitale. Théraneau ha una lunga carriera politica nello storico Partito Socialista francese, dove grazie alla sua esperienza e alle sue proposte politiche e sociali ha un ruolo nazionale sempre più rilevante.

Ha solo un grande problema: da circa vent’anni non riesce più a pensare, o meglio ad avere nuove idee. Così, dopo aver provato vanamente con la terapia psicoanalitica, il sindaco chiede aiuto alla Filosofia. Viene chiamata a Lione la giovane studiosa e ricercatrice di Filosofia presso l’ateneo di Oxford Alice Heimann (Anaïs Demoustier).

La Heimann è completamente avulsa al mondo politico e l’adattamento alla realtà del Gabinetto del Sindaco non è facile. Ma i suoi spunti filosofici iniziano a far ripartire le meningi – e soprattuto l’anima – di Théraneau, che trova nuova linfa vitale. Così, quando le inaspettate contingenze politiche del suo partito lo portano ad essere uno dei principali candidati socialisti alle elezioni presidenziali, vuole Alice al suo fianco…

Amarissima commedia sociale e politica, che ci parla in maniera limpida e cruda della grave crisi politica che negli ultimi vent’anni ha investito la sinistra europea, e non solo (l’incapacità di Théraneau di avere idee, nonostante la sua totale dedizione alla politica nel senso più alto del termine è fin troppo un’efficace e lampante metafora) compresa anche quella del nostro Paese.

Scritto dallo stesso Pariser, il film è stato premiato Cannes e ai Cesar, dove la Demoustier è stata giudicata come migliore attrice dell’anno.

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