“L’ultimo metrò” di François Truffaut

(Francia, 1980)

Il maestro François Truffaut fatica non poco per trovare i finanziamenti necessari a produrre questo suo capolavoro. Alla fine degli anni Settanta, infatti, sembra poco interessante realizzare un film dedicato all’occupazione nazista della Francia del 1942, non concentrandolo sul tema politico.

Perché Truffaut e Suzanne Schiffmann (stretta e fidata collaboratrice e co-sceneggiatrice del regista) vogliono raccontare una storia di donne e uomini che mettono su uno spettacolo teatrale, che ha “solo” per sfondo l’occupazione nazista.

E’ la seconda opera del cineasta parigino, dopo lo splendido “Effetto notte” (incentrata sul cinema) dedicata al mondo dello spettacolo che, nei suoi progetti, avrebbe dovuto far parte di una trilogia. L’ultima pellicola, che però il regista non avrà mai il tempo di realizzare, avrebbe dovuto essere dedicata al musical.

Truffaut e Schiffmann basano il loro script sui diari personali di molti noti artisti dell’epoca e soprattutto sui loro ricordi personali. Il regista, durante l’occupazione, aveva dieci anni, mentre la Schiffmann quasi quattordici, ed essendo di religione ebraica, sul cappotto aveva cucita la stella di David che, per andare la sera al teatro, nascondeva sotto una sciarpa. Non è un caso quindi che nella pellicola, anche se in parti marginali, ci siano un bambino di dieci anni e una ragazza ebrea che usa lo stesso stratagemma della Schiffmann per andare al teatro.

L’occupazione delle truppe tedesche ha costretto molti artisti e intellettuali di origine ebraica a lasciare Parigi, fra questi c’è anche Lucas Steiner (Heinz Bennent) che in fretta e furia ha venduto il suo teatro, il “Montmartre”, alla moglie l’attrice Marion Steiner (una splendida Catherine Deneuve) ed è scappato in America Latina. Marion, assieme all’amico fidato l’attore Jean-Loup Cottin (Jean Poiret) decide di mettere in scena il dramma norvegese “La scomparsa”, opera che lo stesso Steiner aveva scelto e preparato per la rappresentazione.

Per il ruolo del protagonista maschile Cottin sceglie Bernard Granger (un bravissimo Gerard Depardieu) dopo averlo visto al lavoro al Teatro del Grand Guignol. Iniziano così i preparativi per lo spettacolo, durante i quali scopriamo l’anima più nascosta e profonda dei suoi protagonisti. Marion, nella cantina del teatro, nasconde il marito Lucas che non ha mai lasciato Parigi; Bernard ha stretti contatti con la Resistenza per la quale prepara ordigni esplosivi; Cottin, grazie alle sue conoscenze, riesce sempre a “sistemare le cose” rimediando visti o bolli; e così tutti gli altri, fino all’attrezzista. Ogni personaggio ha una vita nascosta e recita “pirandellianamente” anche fuori dal palcoscenico.

Al centro però rimane sempre l’amore, l’amore per un altro essere umano, l’amore per il teatro, l’amore per il potere ed il successo o l’amore per la propria nazione. E Truffaut, che di amore se ne intende, omaggia con rispetto e delicatezza anche quello omosessuale. Non è un caso, quindi, che per interpretare Cottin, la cui omosessualità è subito dichiarata, vuole Jean Poiret, noto attore teatrale nonché autore e interprete (insieme a Michel Serrault) della pièce “La Cage aux folles” che sbanca nei teatri francesi a partire dal 1973 e che poi Edouard Molinaro porterà sul grande schermo con titolo (in italiano) “Il vizietto” con il grande Ugo Tognazzi nel ruolo che sul palcoscenico era dello stesso Poiret.

Se è vero che l’opera di Poiret canzona gli omosessuali, è vero anche che lo fa con rispetto e affetto, diventando impietosa invece con quelli che hanno problemi o diventano moralmente ingerenti con chi ha gusti sessuali diversi dai propri.

Girato quasi tutto in interni, con luci deboli che ampliano il senso di pesantezza, metafora mentale dell’occupazione voluta dal regista, “L’ultimo metrò” è uno dei capolavori indiscussi della cinematografia mondiale che, come pochi altri, sbanca al botteghino esaltando al tempo stesso la critica. Merita di essere ricordata, infine, la struggente scena finale in cui Truffaut omaggia in maniera sublime il maestro (e suo amico personale) Alfred Hitchcock citando “Omicidio!”.

Da vedere ad intervalli regolari.

Il dvd contiene la versione restaurata del film col doppiaggio originale eseguito quando la pellicola venne distribuita nel nostro Paese. Inoltre è presente una ricca sezione degli extra con: una presentazione audio del film fatta da Serge Toubiana; le sequenze della premiazione dei César 1981 in cui il film trionfa in molte categorie; una breve ma preziosissima intervista a Truffaut sul suo rapporto con la lettura; una sequenza tratta da un’intervista televisiva del regista che parla del film; il trailer originale e una scena tagliata nel montaggio finale.

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