“Cose delicate” di Virgilio Savona

(ARNR, 2005)

Antonio Virgilio Savona è stata senza dubbio una delle personalità musicali e artistiche più rilevanti del nostro Novecento.

Insieme a Tata Giacobetti e ad Agenore Incrocci – che poi sarebbe diventato uno dei più importanti sceneggiatori planetari –  alle soglie del secondo conflitto mondiale fondò quello che poi nel 1947 divenne il Quartetto Cetra, il primo quartetto misto d’Europa.

Da allora, e fino alla fine degli anni Ottanta, i Cetra hanno rappresentato uno dei pilastri della nostra musica, nonché del nostro spettacolo.

Ma Savona, da grande musicista qual era, non si è fermato ai Cetra: negli anni ha seguito, da solista o con la compagna di vita Lucia Mannucci, nuovi percorsi che la musica offriva col passare degli anni.

“Cose delicate” raccoglie alcuni splendidi brani composti da Savona fra il 1968 e il 1972. Sono gli anni della rivolta e della contestazione, il mondo sembra cambiare davvero, e la musica registra e riporta la voglia e i sogni di libertà.

Fra quelli che preferisco ci sono: “Il tavolo d’avorio” scritto per Giorgio Gaber e tratto dalla Satira XI di Decimo Giunio Giovenale – autore latino al quale Savona si ispirerà spesso -, “Il prete visionario”, “La ballata di via Tibaldi” che racconta il vero tragico sgombero di alcuni famiglie proletarie da un immobile occupato nell’omonima via di Milano, e soprattutto “La merda” ispirato all’omonima poesia di Hans Magnus Enzensberger, davvero indimenticabile.

Infine bisogna ricordare “Cose delicate”, che dona il titolo alla raccolta. Nel 1972, subito dopo la fine di uno spettacolo al Teatro San Babila di Milano, uno spettatore avvicinò uno dei componenti del Quartetto, Felice Chiusano, soffiandogli minaccioso all’orecchio: “Senta lei, signor Chiusano. Lo spettacolo mi piace e sono venuto a vederlo già due volte. Dica però a «quello con gli occhiali» – riferendosi allo stesso Savona – che canta nel quartetto, che non faccia tanto il gradasso e lasci perdere la politica. Gli dica che si faccia i fatti suoi e la smetta di sfruguliare, perché sennò qui a piazza San Babila c’è chi lo potrebbe aggiustare per le feste. Queste, caro lei, sono cose serie, sono… cose delicate”.

Insomma, una grande testimonianza della musica italiana della contestazione e del nostro tempo.

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