“La vergine sotto il tetto” di Otto Preminger

(USA, 1953)

Il poliedrico Otto Preminger, nel marzo del 1951, produce la commedia “The Moon is Blue”, scritta da Frederick Hugh Herbert, che rimane in cartellone ininterrottamente a Broadway per oltre due anni.

Si tratta di un testo brillante con una protagonista insolita e innovativa: Patty O’Neill, una ventenne di origini irlandesi – e quindi cattoliche – che vive da sola a New York sperando di diventare una grande attrice e che, soprattutto, parla con estrema disinvoltura della sua verginità e di come questa influenzi il suo rapporto con gli uomini.

Nel 1953, visto il successo delle 924 repliche, il grande regista di origine austriache decide di portare sul grande schermo la piéce teatrale, e chiede allo stesso Hugh Herbert di scrivere la sceneggiatura.

Colpito dal suo fascino innocente, l’architetto Donald Gresham (William Holden) segue fin sulla terrazza dell’Empire State Building una giovane sconosciuta. La ragazza, che si chiama Patty O’Neill (Maggie McNamara) sembra lusingata dalla corte dell’uomo e accetta di cenare con lui.

Mentre sono sul taxi però Patty chiarisce subito un fatto: lei è vergine e così intende rimanere. Gresham è spiazzato, ma allo stesso tempo affascinato dalla giovane che, con la scusa di ricucirgli un bottone, porta nel suo appartamento. Lì però dovrà fare i conti con i suoi vicini: la sua pretendente Cynthia (Dawn Adams) e suo padre David (David Niven)…

All’uscita nelle sale americane il film fu attaccato furiosamente dalla critica e, soprattutto, dalla censura per i temi affrontati – basta pensare che semplicemente i termini “vergine” e “amante” erano considerati altamente immorali – da finire letteralmente al bando.

Il problema, però, non erano certo i vocaboli usati dai protagonisti, ma la figura di una giovane donna che, serena e cosciente, parla liberamente della propria sessualità e del rapporto con l’altro sesso.

Questo, molto probabilmente, fu quello che fece infuriare flotte di benpensanti che volevano bruciare la pellicola. Riguardando oggi il film, si apprezza ancora meglio il ritratto di una ragazza all’avanguardia, che agli uomini dice quello che pensa. Patty è davvero un’anticipatrice dei tempi, e osservando la McNamara – che non a caso venne candidata all’Oscar come miglior attrice – non si può evitare di pensare ad Amélie Poulain di Jean-Pierre Jeunet.

Nello stesso anno esce nelle sale di tutto il mondo “Vacanze romane” di Wyler con un’altro nuovo tipo di protagonista femminile: la Principessa Anna, interpretata da un’altra giovane ragazza con gli occhi da cerbiatto e una lunga coda corvina come la McNamara: Audrey Hepburn.

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