“Senza tetto né legge” di Agnès Varda

(Francia 1985)

La cineasta belga Angès Varda ci regala il ritratto di una giovane “fuori”, fra i più belli e struggenti della storia del cinema del Novecento.

Nel sud della Francia, poco dopo una gelida alba invernale, un bracciante trova il corpo senza vita di una ragazza, evidentemente morta di freddo e stenti. Le ricerche delle Polizia stabiliscono che la vittima si chiamava Simona, detta Mona, Bergeronf (Sandrine Bonnaire), e che da poco aveva superato i vent’anni.

E’ la stessa Varda che, fuori campo, ci racconta come ha ricostruito la storia della giovane, soprattutto intervistando tutto coloro che l’hanno incrociata negli ultimi mesi della sua breve e solitaria esistenza.

Dopo aver frequentato gli studi per segretaria d’azienda, Mona ha deciso di abbandonare tutto e tutti e di vivere in tenda girando grazie all’autostop, sopravvivendo grazie a piccoli lavori occasionali o furti.

Ma la nostra società, che solo pochi anni prima sognava “la fantasia al potere” e un mondo senza confini, è nel pieno dei luminosi ed edonistici anni Ottanta, e così per Mona lo spazio di sopravvivenza è sempre più ridotto fino a diventare solo un fosso gelato ai bordi di un campo.

Un film bellissimo, senza speranza e al tempo stesso delicato e commovente, che ricorda le opere del maestro Vittorio De Sica.

Leone d’Oro a Venezia e incetta, meritata, di premi in tutto il mondo.

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