“Il ciclo del progresso” di Rayka Zehtabchi

(USA, 2018)

Netflix, insieme agli studenti di un campus di Los Angeles, produce questo piccolo ma al tempo stesso grandissimo documentario.

Siamo a circa sessanta chilometri da Nuova Delhi, e grazie al contributo fattivo degli studenti americani viene impiantata una piccola fabbrica a basso costo per assorbenti femminili. Nella grande India solo il 10% delle donne usa normalmente assorbenti, il resto usa panni o stracci, molti dei quali raccolti in strada o nei rifiuti.

Così come la pillola anticoncezionale, la libera diffusione degli assorbenti segna un punto importante nell’emancipazione sociale della donna. Seguiamo, infatti, le interviste a giovani ragazze che, non avevado mai visto un assorbente in vita loro, all’arrivo delle prime mestruazioni hanno dovuto abbandonare gli studi.

La nuova fabbrica, completamente gestita da donne, produce assorbenti a basso costo compatibili con le tasche di tutte, e permette alle sue lavoranti di ottenere indipendenza e rispetto da parte di padri, fratelli e mariti.

Come dice l’ingegnere inventore dei macchinari per la produzione degli assorbenti: “Non è la tigre, l’elefante o il leone l’animale più forte creato da Dio, ma la donna”.

23 minuti di grande amore, speranza e dignità. Alla faccia di quegli uomini piccoli piccoli che hanno il terrore che tutte le donne finalmente ne prendano atto.

Fra i numerosi premi vinti da questo corto – che in originale è “Period. End Of Sentence” – c’è anche l’Oscar come Miglior Cortometraggio Documentario 2019.

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