“Sette minuti dopo la mezzanotte” di Juan Antonio Bayona

(USA/Spagna, 2016)

Tratto dal romanzo per ragazzi dell’angloamericano Patrick Ness (che ha accettato di elaborare e concludere l’idea iniziale della pluripremiata scrittrice inglese Siobhan Dowd stroncata a 47 anni da un cancro al seno) “Sette minuti dopo la mezzanotte” ci racconta di una delle tragedie dell’infanzia: il rapporto con la morte.

Conor è un bambino solitario che da tempo deve convivere con la malattia atroce che ogni giorno consuma sua madre (Felicity Jones).

A scuola è quotidianamente vittima delle angherie di un compagno di classe e a casa, oltre alla madre, non ha nessuno con cui davvero confidarsi. Suo padre, infatti, dopo aver divorziato si è trasferito negli Stati Uniti dove ha creato una nuova famiglia. E sua nonna, la signora Clayton, la madre di sua madre (non a caso interpretata da una sempre brava Sigourney Weaver) è una donna molto dura e formale.

Conor è poi vittima di un incubo atroce, che non riesce neanche a ripensare durante il giorno, ma che lentamente lo sta consumando.

Una notte, però, il grande tasso che troneggia sull’antico cimitero che vede in lontananza dalla sua finestra prende vita, e lo afferra annunciando che gli racconterà tre storie, finita l’ultima sarà lo stesso Conor a dover raccontargli la sua.

A nulla serviranno i rifiuti del ragazzino, l’albero mostro sarà implacabile…

Struggente pellicola con un cast davvero di prim’ordine e una regia fantastica. Nella versione originale la voce dell’albero mostro è quella di Liam Neeson, che appare di sfuggita in un ruolo che all’inizio sembra marginale.

Davvero un bel film.

 

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