“The Outsider” di Stephen King

(Sperling & Kupfer, 2018)

Finalmente torno a parlare del Re, del maestro Stephen King.

Nell’America di Donlad Trump – Presidente che King non ha mai nascosto di disapprovare, tanto da portare lo stesso Trump a cancellare lo scrittore dai suoi milioni di follower su Twitter – approdiamo nell’immaginaria cittadina di Flint City che, dopo decenni di pacifica e tranquilla vita sociale, viene sconvolta dal feroce omicidio del piccolo Frank.

Il ragazzino è stato prima selvaggiamente torturato, poi violentato ed infine lasciato morire dissanguato. Numerosi testimoni hanno visto all’ora dell’omicidio, proprio nei pressi della zona dove poco dopo è stato ritrovato il corpo, Terry Maitland l’insegnante di inglese e allenatore della squadra di baseball della scuola della città, nonché padre e marito modello.

Il detective Ralph Anderson, il cui figlio Derek è stato per anni allenato da Maitland, decide di arrestarlo davanti a tutta la città: durante la partita domenicale. Per la famiglia di Terry il mondo crolla in pochi minuti, infatti tutte le prove, anche quella del DNA, lo inchiodano senza il minimo dubbio. Solo che quel dannato 10 luglio, all’ora del delitto, Terry Maitland era in un’altra città…

Come sempre, ci si guadagna solo a leggere il Re, e così anche questo romanzo va tenuto nella propria libreria. Sulla scia dei suoi più grandi romanzi, King ci racconta l’America di provincia, quella più perbenista e “benpensante”, luogo ideale e favorevole per ospitare i mostri più terribili.

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