“River” di Abi Morgan

(UK, 2015)

John River (un grandioso Stellan Skarsgård) è un uomo molto particolare. Alla soglia dei sessant’anni è senza famiglia e vive da vero misantropo in un appartamento di Londra che sembra essere rimasto sospeso nel tempo.

John River è un detective di Scotland Yard, ha una percentuale di casi risolti di oltre l’80%, ma capita spesso che metta in imbarazzo il suo capo. Perché John River non vive con nessuno, ma non è solo.

Accanto a lui, quasi in ogni momento, ci sono visioni di persone morte. Ma non c’è nulla di terrificante anzi, le persone decedute lo aiutano a riflettere, a risolvere i casi e spesso a comprendere – anche crudelmente – se stesso.

L’ultima e persistente visione che tutti i giorni, ormai da oltre tre settimane, dialoga con lui è quella di Jackie “Stevie” Stevenson, la sua ex collega. La donna, infatti, è stata freddata da un colpo di arma da fuoco alla testa mentre attraversava la strada, proprio davanti agli occhi increduli di River.

Per il profondo sentimento che lo legava alla donna, forse l’unica al mondo che lo abbia mai davvero capito, River affronta il mondo crudele e le sue angosce più profonde…

Fra emozionanti atmosfere e duri colpi al cuore, “River” è davvero una bella miniserie in sei puntate, proprio nella grande tradizione televisiva noir britanica.

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