“Regression” di Alejandro Amenábar

(Canada/Spagna, 2015)

La domanda sorge spontanea (cit.!) come mai questa bella pellicola del regista premio Oscar (con “Mare dentro”) Alejandro Amenábar (autore fra gli altri di “Apri gli occhi”, “The Others” e “Agorà”) non ha trovato una bella distribuzione nel nostro Paese?

La risposta non può essere una sola, ma la prima che viene in mente è certamente legata al tema alquanto spinoso che affronta: il senso di colpa che può essere sfruttato per rendere succubi gli altri.

Amenàbar ci racconta i fatti – realmente accaduti nel 1990 in una cittadina agricola degli Stati Uniti – provocati dalla confessione di Angela (una sempre brava Emma Watson) una ragazza devota e assidua frequentatrice della locale chiesa cristiana, che afferma di essere vittima da anni di abusi legati a riti satanici ad opera della sua famiglia.

L’ombra di una setta satanica ramificata in ogni ambito sconvolge la comunità e al deciso e volenteroso detective Bruce Kenner (Ethan Hawke) viene affidato il compito di smantellarla. Ad assistere Kenner c’è il Professor Kenneth Raines, esperto di ipnosi regressiva che attraverso i suoi metodi avalla i racconti della ragazza…

Amenàbar, nato in Cile ma cresciuto in Spagna (patria della Santa Inquisizione), come noi italiani “confinanti” da sempre col Cuppolone, conosce bene i modi con cui una parte distorta e integralista di religiosi possa usare il senso di colpa per ghermire i fedeli.

Da vedere.

 

 

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