“La Freccia Azzurra” di Enzo D’Alò

(Italia, Svizzera, Lussemburgo, 1996)

Questo delizioso cartone sembrava aver rialzato le sorti del nostro cinema d’animazione che, escluso il grande Bruno Bozzetto, era in inesorabile declino. Purtroppo D’Alò, dopo il grande successo al botteghino del successivo  “La gabbianella e il gatto” – al quale comunque io preferisco questo – non è più riuscito a ripetersi, e i film da lui realizzati non sono più stati all’altezza.

Ma torniamo a “La Freccia Azzurra”, il film è tratto dal racconto di Gianni Rodari e sceneggiato dallo stesso D’Alò assieme a Umberto Marino.

Si respira aria di festa ma, come era nella nostra tradizione – almeno quella di qualche decennio fa – i regali li porta la Befana (doppiata da Lella Costa). Un terribile giorno però, il perfido Scarafoni (il grande Dario Fo) avvelena subdolamente la Befana che è costretta al letto, e si impossessa del negozio nel quale i bambini vanno a portare le loro lettere con i regali scelti. Per la prima volta nella storia così, Scarafoni, esige che i regali siano pagati e pure anticipatamente. I bambini più poveri, quindi, rimarranno a bocca asciutta. Ma all’inizio della lunga notte dell’Epifania i giocattoli decidono di fuggire…

Con le splendide musiche di Paolo Conte – che vince anche il David di Donatello – “La Freccia Azzurra” è un film d’autore, che ci trasporta in un mondo creato dall’immortale Rodari, dove tutti possiamo trovare il nostro posto.

Peccato che alla fine …finisce. Da vedere.

La Freccia Azzurra

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