“La piccola bottega degli orrori” di Roger Corman

(USA, 1960)

Roger Corman, che ha festeggiato novant’anni lo scorso 5 aprile, è uno dei più geniali artigiani della macchina da presa del Novecento. I suoi numerosi film, tutti girati a bassissimo costo e con attori allora sconosciuti, hanno segnato la fantasia e gli incubi di più di una generazione. Molti sono stati copiati o rigirati, o addirittura rielaborati per un genere diverso. Come questo “La piccola bottega degli orrori” che è diventato un musical di enorme successo prima a Broadway e poi a Hollywood con “La piccola bottega degli orrori” diretto da Frank Oz.

Seymour (Jonathan Haze) è un giovane impacciato e goffo, schiacciato dalla figura della madre, una donna possessiva e malata psicosomatica cronica. Per sbarcare il lunario lavora come commesso nel piccolo negozio di fiori del signor Gravis Mushnik (Mel Welles).

Un giorno porta nel negozio una piccola piantina che ha comprato da un venditore cinese e la chiama Audrey Junior, in onore alla prosperosa assistente di Mushnik, Audrey (Jackie Jospeh) di cui è innamorato. Ma la sera stessa Seymour scopre che lo strano vegetale è carnivoro e ogni volta che mangia – il giovane le regala un pò del suo sangue – cresce a dismisura.

Divenendo incredibilmente grande, Audrey Junior diventa una vera e propria attrazione. Ma il sangue del giovane, che mantiene ovviamente il segreto, non basta più e così, senza volerlo, getta nelle fauci della pianta assassina vari malcapitati, fra cui il terribile dentista del piano sopra, e con un paziente (un allucinato Jack Nicholson al suo esordio) Seymour arriva a fingere di essere lui il medico, fino a quando…

Scritto da Charles B. Griffith, e tratto da un racconto di John Collier, questo film di Corman è una pietra miliare dell’horror, ma soprattutto della commedia nera. Nonostante gli evidenti limiti produttivi, Corman realizza una pellicola che ancora oggi punge e morde come una pianta carnivora.

Grande.

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