“L’assassinio di via Belpoggio” di Italo Svevo

Questo racconto di Aron Hector Schmitz – anche se io preferisco Italo Svevo tutta la vita – è apparso per la prima volta a puntate sul quotidiano “L’Indipendente” nel 1890, con lo pseudonimo di Ettore Samigli.

Per gli studiosi di letteratura italiana è il racconto che di fatto segna la maturità artistica del grande scrittore triestino. Per me, semplicemente, è un gran bel racconto. Un racconto in cui Svevo dimostra già di saper esplorare l’animo umano e soprattutto i meandri più bui e sconosciuti della mente.

L’ispirazione a “Delitto e castigo” di Fëdor Dostoevskij è fin troppo palese, ma Svevo va oltre, si affaccia – anticipando quanto poi gli riuscirà in maniera sublime ne “La coscienza di Zeno” – alla finestra dalla quale si può vedere la psiche di un uomo osservando da vicino le sue paure e le sue debolezze. La caduta agli inferni di Giorgio, giovane indolente che “casualmente” diventa assassino per vil denaro, è implacabile, così come i suoi pensieri e le sue paure che ne affrettano la caduta.

Da leggere, anche se sono convito che oggi col piffero che verrebbe pubblicato, visto che da noi – come dicono solerti e preparatissimi addetti ai lavori – i racconti non hanno mercato…

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