“Mia madre” di Nanni Moretti

Mia madre Loc

(Italia/Francia, 2015)

Nanni Moretti – come la “magica”, anche per me che sono della Juve – non si discute: se ama!

E ogni sua opera merita sempre di essere vista e studiata. Come questo “Mia madre”, che ci racconta il doloroso e implacabile distacco definitivo di una figlia dalla madre.

Non importa che Margherita (una bravissima Buy) abbia superato la cinquantina, faccia un lavoro che ama, e sia madre di un’adolescente: l’inesorabile commiato da colei che l’ha generata, protetta e cresciuta la segnerà nel profondo.

E proprio per quello che riguarda la figura fragile e vulnerabile della madre (una superba Giulia Lazzarini) Moretti ci regala attimi e scene sublimi, emozionanti ma prive di false ipocrisie, che toccano corde comuni di tutti coloro che hanno perso da adulti un genitore.

E’ per il resto, invece, che sono rimasto un tantino perplesso. La costruzione di tutti gli altri personaggi è forse troppo frastagliata e discontinua, e anche quella della protagonista è incompleta.

E se questo è voluto (e non dovuto invece semplicemente ad una sceneggiatura davvero troppo debole), lascia comunque perplessi. Perché Margherita sembra proprio un uomo nel corpo di una donna.

Mi spiego meglio: Woody Allen (la cui carriera possiede numerosi punti in comune con quella di Moretti) è forse il regista contemporaneo più femminino del globo, riuscendo in maniera semplice e geniale a cogliere le nevrosi, le paure e i sentimenti delle donne, da “Blue Jasmine” ad “Interiors”, dove ci racconta i rapporti complessi e difficili fra tre figlie e una madre fragile e introversa.

Ecco: quelle di Margherita in “Mia madre”, invece, sono nevrosi e paure tipiche di un uomo, e non di una donna.

E poi io che per anni ho convissuto con il mio simpatico complesso di Epido (insito in ogni maschio italico, è inutile che storcete il naso!), non ho potuto fare a meno di riconoscere, con rassegnata invidia, che il rapporto fra un figlio e una madre, anche il più profondo, è comunque diverso da quello di una figlia con la propria madre, che possiede indiscutibilmente qualcosa di più viscerale.

Ma alla fine, sempre e comunque: SACHER TORTE TUTTA LA VITA!

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